Altri due. Un calciatore - il giocatore del Piacenza Mario Cassano, il portiere che volutamente non parò il rigore di Cristiano Doni dell’Atalanta - e un infermiere che dovrebbe c’entrare niente col calcio giocato - il barese Angelo Iacovelli dal minaccioso cipiglio dell’uomo degli affari sporchi - che invece c’entra in almeno quattro partite taroccate della squadra pugliese su cui hanno acceso i riflettori gli investigatori a Cremona: Milan-Bari, Bari-Sampdoria, Bari-Roma e Palermo-Bari. Il giudice Guido Salvini che ha firmato il loro arresto, scrive nella sua ordinanza che le accuse contro gli ultimi due arrestati - e con loro siamo a quota 33 sono a prova di bomba: «Il quadro si è straordinariamente rafforzato». Il capo della Squadra mobile di Cremona Sergio Lo Presti giura invece che la partita contro il calcio taroccato non è affatto finita qui: «Sono possibili nuovi sviluppi».

Di sicuro i nomi dei due arrestati non sono nuovi nelle carte dell’inchiesta. Di Mario Cassano che accettava combine a tassametro minimo 20mila euro, 10mila in più per prendere pure qualche gol di troppo - in questa inchiesta cremonese che va avanti come una goccia cinese parlano in molti. L’ultimo è Cristiano Doni, l’ex bomber dell’Atalanta finito pure lui in cella: «Era sopravvenuta l’esigenza di trasformare l’over 2,5 in over 3,5 di Atalanta-Piacenza, per accontentare le pretese di Cassano, non disposto ad incassare un quarto gol senza compenso ulteriore». In quella stessa partita Mario Cassano strizza l’occhiolino a Cristiano Doni prima del calcio di rigore, come racconta lo stesso calciatore bergamasco ai magistrati: «Il Cassano mi ha invitato a tirare al centro... Sono rimasto un attimo perplesso in quanto avrebbe potuto trattarsi di un brutto tiro del Cassano teso a confondermi le idee... Seppure con qualche perplessità ho tirato al centro trasformando... Il portiere si è gettato di lato con largo anticipo...».

Ma il personaggio più inquietante di questa terza tornata di arresti cremonesi è l’infermiere Angelo Iacovelli, uomo chiave pure dell’inchiesta di Bari. L’ex calciatore della squadra pugliese Andrea Masiello, corso a farsi interrogare prima a Cremona poi a Bari, ne fa un ritratto a fosche tinte: «Attorno alla squadra girava gente strana... Gente dei clan...». Per il giudice Guido Salvini che lo ha arrestato, Iacovelli era il tramite tra gli «zingari» e i giocatori del Bari. Di sicuro, e lo ha raccontato Andrea Masiello al magistrato di Cremona Roberto Di Martino, era uno di cui aver paura. Tanto che il calciatore decide pure di cambiare cellulare per stare tranquillo quando si trasferisce a Bergamo a giocare con l’Atalanta, ma viene ugualmente raggiunto da un sms minaccioso: «Il mondo è piccolo e Angelino arriva da tutte le parti».

L’infermiere insiste ma il calciatore insieme ad alcuni suoi compagni giura di aver resistito. Prima di Palermo-Bari Iacovelli gli consegna 70mila euro in contanti per perdere contro la squadra siciliana: «Entrai in uno stato confusionale... Presi i soldi ma poi li restituii. Noi giocatori ci confrontammo e decidemmo di allontanarci subito». In occasione di Sampdoria-Bari, Iacovelli gli chiede ancora di perdere: «Sorpreso, gli espressi un netto rifiuto».

Ma l’infermiere non è uno che si fa troppi problemi. E prima di Bari-Roma torna all’attacco con Masiello e gli chiede di taroccare la partita: «Ricordo che Iacovelli mi disse che qualora avessi accettato c’era pronta per me in auto una valigetta con i soldi. Ricordo che era presente una vettura sulla quale c’era una persona che si era collocata in una posizione tale da impedire che la guardassi in volto».

Sezione: Rassegna Stampa / Data: Dom 05 febbraio 2012 alle 18:30 / Fonte: lastampa.it
Autore: Redazione TuttoBari
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