Quella di ieri la definisco la vittoria del cuore, della tenacia e della qualità. La vittoria del cuore, perché nelle gambe e nei volti dei nostri biancorossi per tutti i 90' si è letto e si è visto il senso di attaccamento ad una maglia, che oggigiorno è difficie, direi quasi impossibile, ritrovare nel mondo sportivo (e calcistico, in particolare). La "voglia" di riuscre nel'intento prefissato è stata encomiabile; la concordia e, non sono affatto retorico se dico l'amicizia, l'affetto che lega i nostri lo si nota nel momento supremo de gol, allorché tu vedi davvero la felicità della meta raggiunta. Unità d'intenti! E questo è bellissimo, soprattutto nel calcio, che in sé per sé è la più completa espressione della coralità.
Ma è anche la vittoria della tenacia, perché non si passa senza "sofferenza" da una probabile e (apparentemente) facile vittoria per 2-0 ad un pareggio, che fa crollare tutti i tuoi sogni, che apre davanti a te il...baratro del pericolo, del buio, della ennesima delusione. Non si ritorna in vantaggo se non si pssiede un "animus pugnandi!", una ferrea volontà. Ed emblematico lo stoicismo di Paul Vitor Barreto, che resta in campo, sia pur azzoppato, e detta i passaggio del 4-2. E' venuto mmediatamente alla mia memoria il ricordo di una storica vittoria a Milano, il 30 Aprie 1961, con il nostro portiere Magnanini (allora non c'erano sostituzioni) che, infortunato, giocò all'ala (con il centravanti Beppe Virgili in porta) e passò la palla del 3-1 per il gol definitivo di Biagio Catalano. Altri tempi, eroici forse, che oggi restano come modello positivo, che sarebbe utile rinverdire.
Ed infine la vittoria della qualità: perché tutto quello che abbiamo detto finora è valido e dà i suoi frutti, a condizione che ci sia la qualità, cioè la assidua preparazione in quello che si fa. E Giampiero Ventura è grande in questo. Ed io penso che questo sia il più bello insegnamento che la vittora di ieri possa lasciare nelle menti dei più giovani, che si accingono ad affontare la vita.
E allora questa volta chiudo con una frase di Cicerone: "ut sementem feceris, ita metes": raccoglierai così come avrai seminato".

Grazie. Prof. Leone

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Sezione: La Lettera del Tifoso / Data: Dom 31 gennaio 2010 alle 13:47
Autore: Andrea Dipalo
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