Il presidente Matarrese ha promesso premi ed onore nel caso in cui, i ragazzi abilmente allenati da mister Ventura, centreranno, a fine stagione, la storica qualificazione all’Europa, alla vecchia Coppa Uefa. Un gesto, una promessa ricca di affetto e significato. La promessa fatta dalla società, infatti, significa, in termini pratici, orgoglio per il lavoro sin qui prodotto ed ambizione e convinzione per quello che si potrebbe continuare a consumare in futuro. Ma siamo sicuri che questo Bari, così progettato, può davvero ambire a qualcosa di più di una tranquilla, onesta e meritata salvezza alla fine di questa stagione? Qui incominciano a sorgere i primi interrogativi, senza voler fare, però, la parte degli incoerenti o dei cosiddetti volta bandiera, che quando si vince si sogna e, viceversa, quando invece arriva la sconfitta si piange e si accusa.
Onore e merito a questo gruppo, a questa squadra, capace di risalire in A dopo anni di durissimo calvario in cadetteria. Una creatura formata e fatta crescere con cura e maestria, sotto l’occhio vigile di colui che è, probabilmente, il vero artefice di questa bell’avventura. Stiamo parlando del ds Perinetti, che con pazienza, sapienza e pochi denari, è riuscito a dare vita ad un progetto che all’inizio nessuno osava definire in questo modo, in questi termini. Negl’ultimi tempi, però, l’imbarcazione biancorossa ha messo in evidenza alcune crepe, alcuni problemi (come quello della disparità di rendimento tra partite in casa e fuori), che non poco stanno condizionando il cammino, sino a Natale spedito, dei galletti biancorossi. La squadra sembra stanca ed incapace di arrivare alla fine di una partita con l’energie necessarie. Quando si gioca in casa, d’avanti al proprio pubblico, si riesce a sopperire, con un pizzico di fortuna, a certe difficoltà. Quando, invece, si va in trasferta a giocare, magari contro squadre affamate di punti, si fa troppa fatica a mantenere il pezzo, a restare uniti e concentrati sino al novantesimo minuto. Non ha caso, con la sconfitta rimediata in quel di Bergamo, il Bari ha collezionato ben sei nelle ultime otto disputate. Sconfitte arrivate, spesso, in rimonta, quando si era in vantaggio e non si ha avuto la capacità e la forza di restarci in vantaggio. Il problema era stato già evidenziato, quindi, prima della partita odierna. Si e avuto il mese di gennaio e il calciomercato di riparazione per porre rimedio e rinforzare la rosa, ricca sì nei numeri ma deficitaria in termini di soluzioni per mister Ventura. Con tutto il rispetto per i nuovi arrivati in casa Bari, bisognava, probabilmente, investire in maniera diversa e, soprattutto, su uomini diversi. La compagine pugliese aveva bisogno di rinforzi mirati sì, ma di giocatori con una caratura tecnica leggermente superiore a quelli già presenti. L’esterno tanto invocato da Ventura è arrivato (vedi Sestu), ma non ha le sembianze di quello che l’ex tecnico del Pisa, probabilmente, sognava. Un esterno forte tecnicamente e capace di fare realmente la differenza sulla fascia (possibilmente sinistra). Uno tipo Guberti, che quando arrivò nello scorso gennaio, contribuì non poco allo sprint del Bari verso la serie A, con gol e giocate decisive che aiutarono Barreto e C. a galoppare verso la gloria. Oggi, quell’esterno in grado di fare la differenza non c’è, e soprattutto non è arrivato.
Capitolo attaccanti. Barreto fa gol, e il Bari, spesso, vince e conquista i tre punti. Barreto non fa gol e, sempre lo stesso Bari, fatica e racimola sconfitte. Colpa del brasiliano? No, assolutamente. Forse allora di Meggiorini? Neanche, l’ex Cittadella sta crescendo e acquisendo valore. L’errore è stato Castillo, che ha preso il posto che sarebbe dovuto essere stato occupato da un attaccante più forte, un centravanti di categoria che avrebbe regalato al giocattolo di Ventura più garanzie in termini di gol. Certo, l’argentino ex Fiorentina è appena arrivato, ma probabilmente, oltre ad un’ottima educazione tattica sugli schemi del suo Ventura, poco garantirà alla compagine biancorossa.
Ecco perché suona strano sentire il presidente Matarrese parlare di premi per l’Europa quando, lo stesso presidente Matarrese, ha investito poco per agevolare il lavoro dei ragazzi di Ventura. Se si sogna l’Europa, bisogna investire per l’Europa.
Morale: il tutto non vuol sembrare come critica gratuita o come ingratitudine per quando fatto vedere sin’ora, ma vuol’essere un invito ad abbassare i toni e mantenere i piedi per terra.
Bene fa mister Ventura a predicare sempre umiltà e saggezza, a ricordare continuamente che l’obiettivo vero rimane la salvezza. Se si perdesse di vista, a questo punto della stagione, questo concetto, si rischierebbe di passare dalle stelle, dai sogni, alle stalle, agl’incubi.
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