Pochi sono i fortunati che sono arrivati a mille. Lo erano i soldati garibaldini partiti da Quarto per "fare" l'Italia. Ma tutti insieme. Un uomo deve essere dotato di grande pazienza, di tanto coraggio e di immenso amore per solo proporsi tale obiettivo. Quando ventinove anni or sono Vincenzo Matarrese si è seduto sulla poltrona della Presidenza, mai avrebbe immaginato di spegnere le mille candeline con la sua squadra. Mille gare giocate dal suo Bari sotto la sua presidenza. Un traguardo storico a cui nessun presidente italiano può ambire realmente in questo momento. In quattro anni Matarrese riportò in serie A la squadra dopo 15 lunghi anni di inferno e purgatorio. Il paradiso durò il tempo di un' effimera stagione. L'amore di Matarrese per la Bari è durato fino ad oggi. Sabato scorso Vincenzo Matarrese ha festeggiato la partita numero mille al comando dei galletti biancorossi. Purtroppo la magia di questo momento storico non è bastata a garantire al Bari una vittoria o quanto meno un risultato positivo contro una Roma lanciatissima verso lo scudetto. Troppe le defezioni fra gli uomini di Gianpiero Ventura per fronteggiare la squadra più in forma del campionato. Nonostante le molteplici assenze e la salvezza già ampiamente conquistata, la squadra biancorossa ha onorato l'impegno giocando con grinta e determinazione, sfiorando il pari. Sicuramente il presidente Matarrese avrebbe preferito spegnere le mille candeline assaporando il dolce gusto della vittoria, ma è andata male. Ancora una volta però il presidente era presente allo stadio per seguire la sua amatissima squadra in un ideale viaggio lungo 29 anni. E' Vincenzo Matarrese il più longevo presidente della nostra serie A. Il solo capace di mantenersi fedele, senza cedere alle tentazioni di abbandonare la sua creatura, senza soccombere di fronte alle contestazioni e alle pressioni della piazza. Tanti campioni Matarrese ha visto correre sul prato verde del San Nicola: da Joao Paulo a Platt, da Boban a Maiellaro, da Protti a Cassano, da Zambrotta al capitano Gillet, fulgido esempio dell'attaccamento a una squadra, a una maglia, a una città. Come il presidente, paradigma quasi anacronistico di un calcio fatto di valori e ideali, completamente demolito dalla legge Bosman e oramai divenuto solo passato leggendario per giocatori che hanno fatto del nomadismo e dell'esser mercenari la loro vera forza. In questo calcio malato, basato su speculazioni e interessi commerciali, sempre più business, Matarrese ha conservato il suo amore. Molte le critiche mosse negli anni al presidente biancorosso, accusato ripetutamente di lassismo e apatia verso i colori biancorossi. E' vivo il ricordo di uno stadio completamente deserto, abbandonato dai suoi tifosi e riempito solo parzialmente dai vessilli e dai canti dei tifosi avversari, ormai abituati a banchettare allegramente al San Nicola. Quegli otto anni di serie B in cui la squadra biancorossa veniva costantemente presa a pallonate da tutte le matricole terribili che si affacciavano al San Nicola sono ancora un pasto indigesto per il popolo barese. Quante volte il presidente avrà passato insonne la notte, domandandosi se era giusto continuare ad assistere a quello scempio. Stadio vuoto, campagna abbonamenti fallimentare, squadra incostante e tifoseria ostile e sempre incline alla protesta. Ci volle un nemico per risollevare le sorti di una squadra e una città completamente sfiduciate. Il nemico, per ragioni di acceso campanilismo, non poteva che essere un leccese, Antonio Conte. Grazie al fondamentale apporto di quel geniale stratega del mercato che risponde al nome di Giorgione Perinetti il tecnico leccese riuscì nell'impresa di riportare il pubblico allo stadio. Il suo calcio spumeggiante ridesto gli animi di un popolo ferito, rassegnato, umiliato dai tanti anni di totale anonimato. Il gioco rivoluzionario di Conte riaccese la passione dei tifosi, incoraggiò la squadra. Il pubblico fu magicamente ammaliato dal canto delle sirene biancorosse capaci di esprimere corsa e tenacia unite a fantasia e qualità. Come avrebbe potuto un pubblico come quello barese, appassionato e caloroso non risvegliarsi dal torpore dinanzi alla squadra rivelazione. Gli undici leoni biancorossi hanno contagiato la piazza, la piazza ha contagiato la squadra e si è riaccesa la luce. La Bari è tornata prepotente a far parlare di sé. La Bari è più viva che mai. La Bari è tornata a sognare. E questo grazie anche al presidente Matarrese. Il San Nicola cominciò a ripopolarsi di urla, di grida, di bandiere, di gioia, di speranza, di sogni. Non sarebbe corretto sottovalutare le profonde ferite che hanno dovuto subire i tifosi biancorossi di ogni latitudine in questi otto anni, ferite che solo ora stanno cominciando lentamente a rimarginarsi. Altrettanto esecrabile sarebbe altresì dimenticare i momenti felici e le intense emozioni che la famiglia Matarrese ha saputo regalare ad una città, ad una squadra, che ha sempre amato sopra ogni cosa. Nemmeno il finto magnate Tim Burton è stato in grado di portargli via il suo giocattolo preferito. Ancora una volta il cuore è prevalso sui quattrini. O almeno è quello che mi piace credere. Odi et amo, diceva Catullo nel suo carme 85, e probabilmente questo è il sentimento contrastante che alberga nei cuori di tutti i tifosi biancorossi. Ma io non ho paura a gridarlo. Grazie Vincenzo Matarrese. Presidente continui ad amare la sua Bari.
Massimiliano Galati
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