Si doveva retrocedere e, invece, si è stati assoluti protagonisti di una stagione fantastica e, forse, difficilmente ripetibile. L’As Bari Calcio si congeda dalla stagione 2009/2010 nella maniera migliore, con una vittoria tra le mura amiche del San Nicola. I tre punti contro la Fiorentina, sommati agl’altri conquistati durante tutto l’arco di questo logorante e gratificante campionato, fanno 50, frutto di ben 13 vittorie, 11 pareggi e 14 sconfitte, 49 gol fatti e altrettanti subiti. Questi numeri dovrebbero, vorrebbero sintetizzare al meglio nove mesi passati a sgobbare, lottare ed a tratti incantare tanta gente in tutti gli stadi della nostra serie A. Che bello, veramente.
Adesso, sediamoci tutti un attimino a riflettere e riprendere fiato. Dall’incredibile pareggio contro l’armata di Mourinho nella prima giornata consumata a San Siro sino alla vittoria di ieri ai danni di una Fiorentina già in vacanza e con l’umore sotto terra, ne sono successe di cose. A dir il vero, anche prima dell’inizio di questa stagione ne sono successe di cose, come la vicenda Barton, ma meglio dimenticare, e dedicare spazio e tempo agli eroi vestiti di biancorosso.
Un cammino che da subito si mostra brillante, sorprendente. Le pesti di mister Ventura si guadagnano subito e meritatamente l’appellativo di squadra rivelazione del torneo. E ci mancherebbe. Debutto al cardiopalma nella casa del lupo più mannaro del calcio nostrano, nella tana dei Campioni d’Italia dell’Inter. Ricordiamo tutti com’è finì, un tripudio, quasi si vinceva. Ricordiamo tutti gli sguardi increduli dei ragazzi nerazzurri, incapaci di comprendere come una neopromossa riuscisse a tenergli testa e ad impaurirli a tal punto da rischiare anche la sconfitta. Kutuzov, generale valoroso che tanto è mancato al giocattolo biancorosso, firmò il pareggio. Da lì in avanti, una escalation di risultati positivi conditi da tanti, tantissimi complimenti. La banda Ventura incomincia a mettere in vetrina un gioco spumeggiante e tanti giocatori giovani ed interessanti, come la coppia difensiva formata da Leonardo Bonucci e Andrea Ranocchia, entrati già ad ottobre nei guinnes dei primati: la coppia più giovane della serie A che formava, con i due Masiello, la retroguardia meno perforata tra i maggiori campionati europei. Qualcosa di incredibile. La squadra ha personalità, produce un gioco frizzante e a tratti travolgente. Almiron il profeta, Gillet il capitano paratutto e Barreto il goleador ad intermittenza, ma andava bene così, almeno sino a Natale. La pausa panettone non portò fortuna alla compagine pugliese, che in quel di gennaio e febbraio ha toccato forse il punto più critico e negativo di questa stagione. Dopo la sconfitta al Franchi contro la Fiorentina e il pareggio esaltante al San Nicola nella prima giornata di ritorno ancora contro l’Inter, il Bari si perde. Caduta a Bologna, la squadra sembra rialzarsi in casa contro il Palermo di Miccoli e Pastore. Sembra, perché la vittoria contro i rosanero precede quattro cocenti sconfitte di fila che mettono in crisi il galletto. Atalanta, Cagliari, Milan e Catania, strapazzano i biancorossi, che incominciano a mostrare qualche ragionevole limite a cui, onestamente, il mercato di gennaio, consumato poco prima, non è riuscito a porre rimedio. E qui, velo pietoso: Sestu, Castillo e Pisano, tralasciando il giovane Gosztonyi, giocatori che poco (Castillo) o nulla (Sestu e Pisano) hanno dato alla squadra barese. Lasciamo stare, almeno per adesso. La cosa che stupisce di più è che la squadra subisce tanti gol senza più riuscire a farne alcuno. Barreto cade in letargo, e con lui tutti i colleghi di reparto che si alternano al suo fianco. Il momentaccio incomincia a far venire i brividi a società e tifosi. Il vantaggio sulla terz’ultima incomincia a diminuire. Certo, il Bari ha messo in cascina già più di 30 punti, ma le paure incominciano a materializzarsi tra la folla biancorossa. In sede, qualcosa sta cambiando. Il Bari perde e il diesse Perinetti incomincia a mettere punti interrogativi sulla sua futura permanenza in Puglia. Si capisce che qualcosa non va. Ma si va avanti, con onore ed orgoglio. Mister Ventura, che nel frattempo fa la conta dei tanti indisponibile tra i suoi ragazzi (tra tutti, Kutuzov fermo da mesi e Ranocchia, azzoppato a Firenze), si fa carico della situazione, ci mette la faccia e promette alla piazza una repentina ripresa. E così successe. Dopo i quattro terribili schiaffoni consecutivi, il Bari torna alla vittoria in casa contro il Chievo Verona. A decide il match, il giocatore più criticato, o meglio, l’unico giocatore criticato dalla tifoseria: Josè Nacho Castillo. I tre punti danno ossigeno alla classifica dei biancorossi, che vista bene non è neanche così tanto deficitaria. Basta infatti la vittoria all’Olimpico di Roma contro la Lazio e un buon pareggio in casa contro il Parma ha far sognare l’Europa, e più nello specifico, l’Europa League. A Bari, come in tante altre piazza innamorate del pallone, è facile impazzire e andare fuori di senno per una vittoria tanto quanto facile è deprimersi e soffrire per una sconfitta. In città c’è un’aria strana, di festa. Il calendario che attende i biancorossi da lì sino alla fine della stagione non sembra poi così proibitivo. Insomma, il sogno internazionale prende corpo, e ha anche buoni motivi per farlo. Ecco, però, risuccedere qualcosa di strano, questa volta ancor più strano del precedente di gennaio e febbraio. La chiacchiera Perinetti diventa la barzelletta preferita per noi giornalisti, che avvertiamo oramai, ma non solo noi, che il dicesse è lontano. La squadra, forse perché appagata o forse perché stanca o forse ancora perché buona e in vena di regali, dopo il pareggio con il Parma e quello in casa del Livorno, si riaddormenta, donando vittorie e punti a squadre in lotta per qualcosa. Arrivano, in sequenza, altre quattro sconfitte consecutive con Siena, Roma, Napoli e Juventus, che dimostrano come la squadra non stia lottando più per nessun obiettivo. Raggiunta la salvezza, infatti, i ragazzi di mister Ventura tirano i remi in barca, decidendo, nel loro subconscio, che quello che doveva esser fatto era stato effettivamente fatto, ovvero restare in serie A, ovvero salvarsi tra i potenti. Forse è giusto così, chi lo sa. I sogni, riposti nel cassetto. Dopo la sconfitta di Torino, arriviamo quasi ai giorni nostri. Tra la vittoria con il Genoa e quella con la Fiorentina, il pareggio a Udine e l’addio, ampiamente anticipato, di uno degli artefici del miracolo biancorosso: Giorgio Perinetti. Di lui si è detto tutto, su di lui abbiamo espresso i nostri giudici e i nostri ragionevoli dubbi. Giorgione è andato, la Bari è rimasta, come sempre.
Un grosso e grasso applauso della nostra redazione va anche ai tifosi, sempre presenti e incredibilmente numerosi anche nelle trasferte più lontane. Da loro e dai cinquanta punti bisogna ripartire. Adesso la palla dai ragazzi in calzoncini corti passa inevitabilmente alla famiglia Matarrese. Sono loro, infatti, a decidere il destino di questa creatura costruita a fatica e fatta sbocciare, o ri-sbocciare, dopo anni di agonia in cadetteria.
Grazie ragazzi, grazie mister, grazie società, grazie tifosi. Avete dato vita a qualcosa di straordinario, di incredibilmente meraviglioso…
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