Il sottotitolo del libro è: "Il fascismo, la guerra e il dopoguerra attraverso personaggi indimenticabili e una trama avvincente. La saga di una famiglia di coloni veneti nell'Agro Pontino paragonabile al 'Mulino del Po' di Bacchelli”. Pennachi scrive un romanzo storico a tratti di un’epopea vera e propria: «Canale Mussolini». L’autore non scrive il solito romanzo storico, di cui si è già letto tantissimo e raccontato fiumi straripanti del periodo della seconda guerra mondiale. Pennacchi se ne infischia delle mode, delle cronache, dei libri gialli, dei figli cretini, dei servizi segreti deviati, degli assassini, va contro corrente dei ladri componendo un quadretto di profonde dimensioni, un romanzo vero di una verità che non può essere nascosta, truccata. Non è un romanzo macchiato di ideologia, lungi dall’autore voler realizzare un’opera del genere, perciò sono avvisati gli italiani che comprano un libro solo perché ha un colore politico anziché un altro... Un romanzo che trasmette una travolgente voglia di scrivere, che racconta la temerarietà del raccontare, il gesto che salva e autentica i personaggi, le loro voci, i loro atteggiamenti, lo scorrere straordinario della storia e delle storie senza soluzione di continuità. Una fotografia secondo il punto di vista dei personaggi che non lascia spazio a fantasie ed eventuali doppi sensi. Pennacchi inventa i Peruzzi che con migliaia di altri contadini emiliani, veneti e friulani lasciano le loro regioni e i loro paesi per andare nelle terre laziali della bonifica, là dove il Fascismo e Mussolini, (sì proprio lui quell’uomo che gli italiani sono stati capaci di ucciderlo senza appello e appenderlo a testa in giù a Piazzale Loreto assieme alla sua compagna, sputando sui due cadaveri inermi e bucati dai proiettili), soprattutto, ha deciso di rendere fertile la Maremma togliendo alla malaria e restituendo allo sfruttamento agricolo le paludi pontine. Lo scenario che si apre sotto i nostri occhi mano a mano che il fluviale romanzo si dipana, è di quelli che non si dimenticano: uno scenario che si popola di uomini, donne, bambini, animali, riti, timori, speranze, amori, dolori, caratteri diversi e contrastanti, affetti radicati in segrete fortune e improvvisamente affioranti come mostri, orchi e fate. Pennacchi racconta inevitabilmente anche di se stesso e si entusiasma convocando attorno alla vicenda la sua famiglia compresa di zii, fratelli e famiglia allargata. Il romanzo per certi versi si ispira alle “Bucoliche” virgiliane, ma non è mai banale e pesante. L’Agro Pontino è territorio abbandonato a se stesso che grazie al Fascismo viene reso in una terra di lavoro umano e non schiavizzato. In una terra costruita dal sudore del lavoro umano e modellata ad immagine e somiglianza della gente che la abita. Con lo scorrere del racconto si evince anche la povertà che sopraggiunge sempre per colpa dei creatori stessi dell’Agro Pontino, meriti e difetti. Un’analisi che evidenzia ancora una volta come il Pennacchi, non sia un nostalgico, e racconta soltanto la verità vissuta in quel tempo, in una piccola cittadina. La saga sembra non finire mai: anzi, si solleva, a tratti, dagli eventi quotidiani, dai dialoghi stampati nella memoria come ricordi indimenticabili, e diventa storia del Fascismo tra le due guerre - con le altre guerre di quei decenni - storia dei Peruzzi, di Italo Balbo, di Rossoni, degli ebrei, del «Mussolini ha sempre ragione», della costruzione di Pomezia e infine dell’angoscia dei Peruzzi mentre si avvicina e colpisce già la seconda grande guerra. Così, lungo il «Canale Mussolini», strada e simbolo di pace e di guerra, sfila il Novecento di Pennacchi visto dal podere 517 dei Peruzzi, ma interpretato come una «Guerra e pace» dei poveri, la memoria del tempo e l’avventura dei vivi e dei morti che s’alternano da millenni sulla terra. Antonio Pennacchi è riuscito a fondere in queste pagine trent’anni di storia italiana con tutto lo strascico di penombra, della pazienza, degli amori, dell’ironia e del sarcasmo. Il romanzo susciterà nel lettore sicuramente emozione e commozione ed è proprio in questi giorni che l’autore Antonio Pennacchi con la sua opera ha vinto il premio Strega 2010 a Roma. Il libro ha un costo equilibrato che li vale tutti, non perdetevelo.
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