Nato a Molfetta il 22 settembre del 1963, Angelo Terracenere è un centrocampista grintoso venuto fuori dal florido vivaio del Bari a cavallo fra la fine degli anni 70’ e l’inizio degli anni 80’. A scoprirlo e lanciarlo in Prima squadra ci pensa Enrico Catuzzi, pioniere del gioco a zona e creatore di quella che verrà ribattezzata la “Bari dei Baresi”. Il ragazzo infatti esordisce nel campionato di serie B 1981-82 in un Perugia-Bari e insieme a molti altri elementi della Primavera costituisce l’ossatura su cui il tecnico costruirà un autentico capolavoro. Poi 2 stagioni al Monopoli, per maturare quanto di buono appreso alla corte del tecnico parmense e metterlo in pratica con più continuità. Infine dalla stagione 1985-86 fino alla 1992-93 il calciatore molfettese rimarrà per ben 8 annate consecutive a vestire la maglia del Bari con 256 presenze e 4 reti che gli hanno consegnato una promozione in serie A nel 1988-89 e la vittoria della Mitropa Cup l’anno successivo. Appese le scarpe al chiodo nel 2001, si è dedicato alla carriera di dirigente sportivo per qualche tempo prima di dar sfogo alla sua naturale predisposizione ad insegnare calcio, qualità che gli ha consentito di sedersi su diverse panchine importanti della provincia barese. Fra le tante esperienze ricordiamo il Molfetta, sua città natale e prima compagine da allenatore, poi ancora Real Altamura, Liberty Bari ed ultimamente il Victoria Locorotondo.
Tuttobari.com ha intervistato in esclusiva il dinamico intenditore, colonna di un Bari tutto muscoli e quantità, per chiacchierare come buoni amici su diverse tematiche legate al Bari ma non solo.
Ciao Angelo, di cosa ti occupi attualmente?
“Attualmente sono fermo. Dopo aver lasciato Locorotondo a marzo non ho più allenato, ma ora vorrei ricominciare perché è il mio pane. Mi piace insegnare ai giovani la cultura del calcio, il senso d’aggregamento che lo spogliatoio ti offre e non vedo l’ora di rientrare in pista”.
Qualche contatto quindi, so che il Noicattaro ti aveva cercato.
“Si è vero ho avuto un contatto con loro, ma non se ne è fatto nulla perché non eravamo d’accordo sulla cifra del mio ingaggio. Poi ti dirò che ho anche esaminato una proposta dell’Altamura, ma per lo stesso motivo ho declinato. Ora c’è in ballo qualcosa sempre in Puglia, ma per ora non mi sbilancio, vedremo”.
La “Bari dei Baresi”, bei ricordi vero?
“Eccome! L’esordio a Perugia grazie a mister Catuzzi non lo posso dimenticare. La mia storia col Bari non si può dimenticare: le amicizie, la voglia di mettere a frutto quanto imparato, tutto ciò mi è servito nella mia carriera di calciatore prima e di allenatore adesso”.
Dei tuoi ex compagni con chi sei rimasto in contatto?
“Ma… dei baresi praticamente tutti, Maiellaro, Loseto, Tavarilli… Di quelli lontani, fra i tanti, mi sento soprattutto con Massimo Carrera e Zoro Boban. Ma in fondo ero legato a tutti nello spogliatoio per il mio modo di fare e le amicizie, quindi, me le sono portate avanti nel tempo”.
A proposito di carriera, ora che sei un allenatore, dimmi un po’, a chi ti ispiri dei tuoi mister?
“Ho preso da tutti qualcosa, ma se devo fare dei nomi dico Catuzzi per quanto riguarda la tecnica e la tattica. Poi i mister Bolchi e Salvemini per i rapporti umani e per come sapevano trattare lo spogliatoio. Eravamo tutti sullo stesso piano, dai titolari a chi giocava poco”.
Da allenatore del Victoria Locorotondo hai abbandonato la nave temendo che affondasse, perché?
“Sono arrivato a fine anno (2009) e ho cercato di introdurre il mio modo di far calcio in uno spogliatoio per lo più di gente ultratrentenne cui non c’era poi tanto da plasmare ed insegnare. I maturi rispetto ai giovani sono meno propensi ai cambiamenti, ma soprattutto agli insegnamenti e quindi nell’impossibilità di inculcare loro il mio credo me ne sono andato. Anche perché in certe categorie non conta come si fanno le cose, ma i risultati immediati”.
Mai pensato di tornare al Bari in questa nuova veste tecnica?
“Certo e chi non lo vorrebbe. Ma per carattere non sono uno che si propone. Credo che quanto di buono ho fatto finora sia sotto gli occhi degli addetti ai lavori, anche di quelli del Bari. Il mio numero ce l’hanno e, se arriva una chiamata, andrò ben volentieri a valutare quanto propongono”.
Cambiamo pagina. Nel centrocampo del Bari c’è oggi un Angelo Terracenere?
“Gazzi mi somiglia un po’, anche se io ai miei tempi capivo subito la giocata ed aggredivo l’avversario molto di più; lui invece attende prima di fare la mossa, ma sa comunque leggere bene il gioco avversario. E poi rispetto a me è più bravo di testa”.
Domanda di rito: come lo vedi il Bari targato Giampiero Ventura?
“Bene, davvero. Gran bella squadra retta attorno ad un giocatore come pochi: parlo di Almiròn, è un giocatore universale in questo centrocampo, mi ricorda il Veròn dell’Inter. L’unica cosa che deve mettere a posto è la difesa. Dopo le partenze del duo Ranocchia-Bonucci, ora bisogna trovare gente all’altezza. Per il resto i presupposti per ripetere un campionato come quello dell’anno scorso ci sono tutti”.
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