Doccia fredda, relax di qualche ora e siam pronti, adesso, al giudizio, all’analisi lucida ed attenta del mercato biancorosso. Perché non farla subito dopo la chiusura? Semplice, per non rischiare di essere troppo condizionati dalle ultime vicissitudini, dalle ultime trattative sfumate che non hanno permesso di fatto, a mister Ventura, di godere di quei rinforzi, a suo dire, utili alla causa. Andiamo…

Bum-bum-bum… ma, di fatto, la pistola non ha sparato. Si è concluso così il mercato biancorosso, con un colpo in canna che tutti, ma veramente tutti, giuravano di aver sentito sparare. Invece, di fatto, ci si è sbagliati in tanti. Il proiettile in questione di chiama Rinaudo, difensore centrale cercato, corteggiato, fortemente voluto ma mai arrivato alla corte di sua maestà Ventura.

Come promesso, ecco la disamina del calciomercato griffato As Bari Calcio. Un mercato che, secondo noi, può essere diviso in tre tronconi, che ha viaggiato a tre velocità differenti e che, ovviamente, si presentava ai nastri di partenza carico di attese, ricco di difficoltà. C’erano da sistemare troppo cose, da definire o inventarsi troppe comproprietà, per giusta tutte legate a giocatori essenziali per il gioco effervescente del galletto. Se il Bari voleva dare un minimo di continuità all’ottimo campionato disputato la scorsa stagione, doveva garantire al mister la conferma dell’ossatura principale, passando inevitabilmente da addii impossibili da evitare e da nuovi arrivi utili al completamento della rosa.

E così si partì. Questo il disegno. La prima parte del mercato, spumeggiante e di ottimo livello. Piazzato il Bonucci alla Juventus, il 25 giugno arrivano le definizioni importanti delle compartecipazioni di Almiron e Barreto, che nonostante le ripetute “minacce” di fuga che arieggiavano nell’aria, sono stati trattenuti con mestiere e bravura dal neo Angelozzi. Certo, non proibitiva come cosa. L’incasso ottenuto dalla cessione del 50% di Bonucci, circa 7,5 ml di euro, ha consentito, economicamente parlando, la buona riuscita degl’affari Barreto ed Almiron, acquisiti per metà dai rispettivi club proprietari. Bene, il primo nodo da sciogliere, è stato sciolto a favore del galletto. E siamo ancora agl’inizi, anzi agl’inizi non si è arrivati neppure, visto che le comproprietà andavano definite entro il 26 giugno e che il mercato, ufficialmente, apriva i suoi battenti solamente il primo giorno di luglio. Ottimo, la piazza gode. Si è fatto il primo, importantissimo, passo. Da non dimenticare, comunque, che la fine di giugno ha regalato la certezza, ai tifosi di fede biancorossa, della permanenza di altre pedine preziose dello scacchiere di mister Ventura come Nicola Belmonte e Salvatore Masiello, terzini titolari della difesa pugliese. Arriva luglio, arrivano altri interessanti colpi targati Angelozzi. In sequenza, e in men che non si dica, arrivano a Bari Ghezzal, Pulzetti, Rossi, Raggi, Rinaldi, D’Alessandro e Romero. Bene, anzi benissimo. A prescindere dalle modalità di acquisizione, il Bari sta facendo fieno, utile alla causa vista la lunghezza, l’imprevedibilità e le difficoltà che un campionato come quello di serie A regalerà di certo lungo l’arco di tutta la stagione.

Prima parte di mercato, quindi, ottima, consumata con estrema velocità di azione e oculatezza. Parte, così, la seconda parte (scusate il gioco di parole) del mercato biancorosso, la parte dell’eterne promesse e degl’arrivi zero, quello degli aspetta e spera… che poi s’avvera.
Si parte con i soliti protagonisti dell’estate biancorossa, ovvero Cerci ed Andreolli, giocatori della Roma da tempo nel mirino di via Torrebella. Senza dilungarci troppo, non si è fatto nulla, come nel recente passato. Fumo, solo fumo buono a riempire i giornali, tra cui il nostro. A breve distanza di tempo, ecco esplodere la bomba Giovinco. Il Bari si espone, dichiarando di essere seriamente intenzionata al giocatore. Nasce una trattativa che assomiglia assai ad un travaglio, che non partorirà, per Ventura, nessun nuovo figlioletto. Nonostante le avance, il giocatore, il suo enturage e, soprattutto, la Juventus, scelgono Parma. Pazienza, si rimane male ma si cerca di digerire il colpo. La piazza città ci si incomincia a lamentale della sterilità economica della famiglia Matarrese sul mercato. I tifosi pronti a pensare che, all’inizio scoppiettante non seguirà, mai, un proseguo altrettanto, se non più, esaltante. Si aspetta il colpo, la piazza quasi lo pretende, ma in silenzio. Bari meriterebbe un riconoscimento, e come darglielo se non con un colpo ad effetto. Si chiude, così, la seconda parte del mercato biancorosso. Una seconda parte sterile, carica di fumo e di chiacchiere. Errori da parte del sodalizio? Mah, dipende, certo è che, davanti alla pretesa economica di club come Roma e Juventus, il Bari ha tirato i remi in barca, sposando con i fatti l’andamento un po generale del mercato nazionale.

Siamo giunti, dunque, intorno al 10 di agosto. E’ iniziata l’ultima corsa di questo viaggia chiamato mercato. Angelozzi sa che a questo Bari manca qualche tassello. Ventura, in cuor suo, spera in un altro difensore di livello e, possibilmente, in un’attaccante. Si capisce da subito, però, che l’attaccante non è nei piani dei vertici di via Torrebella, quindi si passa spediti e a capo fitto alla ricerca del nuovo difensore, I nomi, diversi, anche se l’obiettivo, da subito, è stato sempre lo stesso: Leandro Rinaudo, giocatore molto apprezzato da mister Ventura che, come per Giovinco, si espone in prima persona contattando direttamente il ragazzo. Il buon Giampiero spera di convincerlo con le belle parole e con i tanti progetti che ha in mente. E sembra riuscire nell’intento. TuttoBari.com, così come per Giovinco, è lì in prima linea a seguire l’evolversi della situazione. Beppe Accardi, procuratore di Rinaudo nonché amico ed ex giocatore di Ventura, a più riprese interpellato ed invitato, ai nostri microfoni, a dire il vero. E il vero lo diceva. Rinaudo vuole Bari, ma aspetta l’ok di Bigon, diesse partenopeo sempre troppo indaffarato per dar retta alla trattativa con i biancorossi. Il Bari, dal canto suo, è tranquillo, forte della volontà del ragazzo di atterrare in Puglia. Il lungo corteggiamento ha, nella data di ieri, il suo appuntamento più importante, quello che avrebbe dovuto far registrare il matrimonio tra le parti. Com’è andata a finire, lo sappiamo tutti. Alle ore 16, minuto più minuto meno, Marotta, dg della Juventus, piomba, in mancanza d’altro, sul difensore del Napoli, che a quel punto, tradito dal fascino della Vecchia Signora di Torino, manda a farsi sfottere la storia d’amore con il galletto. Anche qui, però, differenza di offerte. La Juve, infatti, ha optato per un prestito, oneroso, con diritto di riscatto mentre il Bari, come già per Giovinco, si è limitata alla richiesta del prestito, gratuito, con diritto di riscatto. Ore 19 del 31 agosto 2010, il mercato emette il suo triplice fischio di chiusura. Si chiude la terza parte del mercato biancorosso, in maniera ancor più sterile e ricca di interrogativi della precente.

Subito a chiedersi e a chiederci che mercato è stato quello biancorosso. Semplice, un mercato mirato alla conferma della squadra della passata stagione e molto, molto timido quando si è trattato di aggredire. E’ venuta meno anche la forza di trovare un’alternativa alle pedine perse in fase di contrattazione. Troppo sicuri di ottenere facilmente e la poca volontà di investire qualcosa in più di quello che si è mestamente guadagnato dalle cessioni, hanno fatto la differenza. La piazza aspettava che il suo Bari osasse qualcosina in più, alla luce dei risultati ottenuti e dell’entusiasmo che vige in zona. La società a voluto sparare solo cartucce di marca povera, e questo è, probabilmente, la sottile differenza tra il Bari attuale e le altre compagini provinciali del campionato di casa nostra, che hanno costruito nel tempo solide realtà che a Bari, probabilmente, non è possibile realizzare.

Le squadre di calcio sono delle vere e proprie imprese e, in quanto tali, devono, nel rispetto dei numeri di bilanci e rendiconti finanziari, osare, investire per vedere crescere il prodotto che si cerca di realizzare. Al tempo, adesso, l’arduo compito di capire quando bene o male esce il Bari da questo mercato. La sensazione è che il Bari sia nelle condizioni comunque ottimali per fare grande calcio e ottenere egregi risultati anche in questo campionato ma, nonostante, ciò, si è continuati a tener ben chiuse le ali per evitare di prendere voli troppo complicati da gestire, da far lievitare. Servivano altre pedine per stare tranquilli. Pazienza, abbandoniamoci tra le braccia di mister Ventura, saprà lui guidare e gestire la situazione, nel miglior modo possibile.

Sezione: News / Data: Mer 01 settembre 2010 alle 15:43
Autore: Andrea Dipalo
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