I segnali di ripresa intravisti nella gara vinta sul Frosinone spazzati via da un'onda amaranto che ha preso a pallate il povero Bari, inerme dinanzi ai toscani, superiori ai biancorossi più per demerito degli stessi.

La sconfitta contro il Livorno ha rimesso in bilico le certezze di mister Nicola, carico alla vigilia ma sconfortato al 90'. Il suo Bari ha saputo graffiare il nemico solo grazie a Caputo, lesto in un paio di occasioni a creare scompiglio in aria avversaria. Per il resto, solo tanto Livorno e una sentenza: ai biancorossi manca qualità di manovra ma soprattutto voglia, cattiveria e spregiudicatezza. Questo Bari è carente di tutto quello per cui si è fatto apprezzare la primavera scorsa. Lo spirito, la fame di successi. Gli occhi della tigre, oggi tristi e spenti nonostante i proclami e le attese di una piazza ora disillusa e sfiduciata. Vedere la squadra soccombere senza combattere è deprimente. In campo si dovrebbe andare per lottare e non per vedere gli altri farlo al posto tuo. Se Nicola non riuscirà a riaccendere l'animo di questi giocatori, difficile sarà addirittura salvarsi.

A sostenere il tecnico, però, dovrà essere anche la società. Lo spogliatoio necessita di una sonora strigliata. Il club deve alzare la voce, pretendere di più. Se poi il massimo che si può ottenere da questa squadra è questo, la società dovrebbe farsi mille domande sulla conduzione delle sessioni di mercato.

Voltare pagina e ripartire. Due sfide casalinghe attendono ora il Bari, contro Vicenza e Virtus Lanciano. Due gare sulla carta abbordabili, due match ball decisivi per riprendere in mano un campionato che sta scivolando via tra equivoci e delusioni. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 08 febbraio 2015 alle 21:30
Autore: Andrea Dipalo
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