Perché il Bari reagisce bene agli svantaggi (anche quando perde)

 di Marco Fornaro  articolo letto 8006 volte
© foto di Federico Gaetano
Perché il Bari reagisce bene agli svantaggi (anche quando perde)

La vittoria in rimonta contro l'Avellino, la terza in stagione derivata da un risultato di svantaggio, è solo amplificatrice di una tendenza che il Bari trascina con sé da agosto: una tendenza masochistica che porta i biancorossi a mettersi in difficoltà da soli e sfidarsi nel tentativo di recuperare situazioni di svantaggio. La rimonta è già riuscita tre volte ed è un segnale di crescita strutturale e mentale palese, soprattutto se relazionato alle passate stagioni che hanno visto un Bari assolutamente incapace di piegare i risultati e mostrare flessibilità nel gioco dopo un gol subito. Un dato emblematico: nelle ottantaquattro partite degli scorsi due tornei solo quattro volte i biancorossi erano riusciti a produrre ribaltoni a gara in corso. 

Quest'anno i pugliesi sono già riusciti a fare meglio (tre rimonte in dieci gare), ma è emerso anche un modo di fare pericoloso, nonostante le correzioni di Grosso siano riuscite a mettere alcune toppe sui difetti della squadra. Ma non sempre sarà possibile rimontare e andare sette volte in svantaggio su dieci, alla lunga, rischia di diventare una statistica piena di problemi.

Cosa ha corretto Grosso e come reagisce realmente il Bari ai primi colpi degli avversari
L'ex tecnico della primavera della Juventus ha dovuto lavorare sugli approcci e sulla fase difensiva fin dalle gare di Tim Cup vinte entrambe per 2-1 dopo essere passati in svantaggio nei primi dieci minuti di gioco. La reazione ha subìto dei mutamenti da partita a partita, ma ha lasciato inalterata la caratteristica su cui si poggia l'idea di Grosso: far circolare la palla da un lato all'altro del campo e attendere con pazienza il varco giusto. Niente fretta, dunque, come principio fondamentale.

Il successo con il Cesena ha nascosto la mancata risoluzione di questi problemi, su cui l'allenatore ha lavorato molto soprattutto dopo i tentativi di rimonta mal riusciti contro Empoli e Frosinone. In entrambi i casi il Bari ha commesso ingenuità che hanno portato dei gol subìti nei primi dieci minuti di gara (addirittura due reti dai toscani), ma in entrambe le circostanze ha risposto alla stessa maniera dei casi precedenti: calma e gesso, lungo possesso palla e attese premeditate per colpire. Teoria che in realtà ha funzionato anche in quei campi, dove il Bari ha segnato quattro gol (con il Frosinone era addirittura passato in vantaggio), ma ha dovuto lasciare punti per altre disattenzioni difensive costate a caro prezzo. 

A quel punto Grosso, con la difesa a tre già sperimentata nei finali di quelle partite e l'innesto a pieno organico di Gyomber, ha risolto il problema difensivo e lavorato duramente sugli approcci alle gare, spesso meno spettacolari di altre volte, ma più prudenti: gli ultimi due gol subiti nelle scorse quattro gare sono arrivati, infatti, nei secondi tempi e se a La Spezia il colpo non era riuscito per mancanza di tempo, con l'Avellino il Bari ha trovato più in fretta del solito il terzo ribaltone stagionale. 

Nonostante la risoluzione della contesa nel giro di cinque minuti, Grosso - non effettuando sostituzioni dopo il gol di Kresic - ha lanciato segnale di piena fiducia alla squadra, dimostrando di possedere parecchia calma tra le sue virtù e di non credere in futili arrembaggi disperati e privi di logica. Cosa fondamentale se si vuole riprendere in mano il risultato.