Che cosa si potrebbe mai scrivere dopo Pro-Vercelli-Bari? In effetti molto, moltissimo, ma sono davvero pochi gli argomenti inerenti la partita in sè. Basterebbe scrivere: un Bari senz’anima e senza attributi; spento, demotivato, vacuo, deprimente; e così avremmo esaurito la disanima del match senza venire meno al principio di buona e corretta informazione. Ma prima di chiudere l’argomento ProVercelli – Bari, vorremmo aprire una breve parentesi su Martino Borghese.
L'altro ieri il difensore ha fornito l’assist per il gol partita della Pro Vercelli e onestamente siamo contente. Contente perché Borghese ha potuto togliersi un sassolino dalla scarpa in barba a tutti i suoi detrattori che misteriosamente (le ragioni ci sfuggono ancora) si sono affannati per settimane ad esultare per il suo allontanamento forzato da Bari.
Speriamo che adesso sia chiaro, soprattutto dopo le dichiarazioni deprimenti di un Torrente che denuncia di aver perso le redini dello spogliatoio, quanto ci sarebbe servito un uomo carico di grinta e motivazione; un uomo carismatico, stimato e amato da tutti i suoi compagni e con un ascendente su di loro che oggi avrebbe in qualche modo arginato la débâcle penosa cui stiamo assistendo. E quand’anche queste nostre speculazioni dovessero risultare inesatte e sbagliate, rimane pur sempre un enorme interrogativo sul senso di tutti gli insulti che questo ragazzo, reo semplicemente di aver amato i nostri colori, ha dovuto subire da una certa parte della tifoseria barese.
Chiudiamo quindi la parentesi Pro Vercelli-Bari per ripartire e questa volta per sfogarci, perché insieme a tantissimi altri tifosi, riteniamo davvero che la misura sia colma. In realtà lo è già da un bel po’. Il susseguirsi di eventi nefasti quali la retrocessione, lo scandalo del calcioscommesse e la disastrosa situazione finanziaria della società, avevano già abbondantemente provato tanto l’entusiasmo quanto la pazienza di chi, nonostante tutto, aveva deciso di continuare a sostenere la squadra presenziando allo stadio quanto in trasferta.
Ma adesso è davvero dura e a tratti ci si sente anche stupidi nel continuare ad avere fede ad oltranza in un progetto che, dopo averci illusi per una certa parte del campionato, adesso ci spalanca le porte della Serie C. Sul web si avvicendano i commenti velenosi dei tifosi e moltissimi sono quelli che si augurano chi la Serie C, chi il fallimento, chi la scomparsa totale del club da via Torrebella. In realtà quello che ciascuno di loro cerca di dire, anche se con modi e argomenti diversi, è che gli unici che devono scomparire, sono i Matarrese.
Basta. Basta con le prese in giro, basta con la strumentalizzazione di una fede, di un amore, di una passione ricca di sentimenti e di patemi; basta con le altalene e con gli ascensori; basta con questi progetti rabberciati, densi di approssimazione, incuria, menefreghismo tanto dei colori quanto di chi li osanna.
Basta quindi, con i Matarrese. E’ tempo che si facciano da parte. E’ tempo che si decidano a cedere il manico a terzi e a rendere questo passaggio possibile: inutile infatti puntare il dito sulla città, sul sindaco, sugli imprenditori locali, sul loro presunto lassismo, quando incombono ben trenta milioni di debiti su una società che è ben lungi dall’essere un investimento profittevole ed appetibile per chiunque.
Del resto loro stessi, dopo averne abusato per quasi 40 anni, vogliono liberarsene e sbagliano se pensano di essere, come sempre, i più furbi della piazza. E infatti il Bari è sempre lì: ferito, agonizzante, morente in attesa di un’anima pietosa che trovi la cura o che stacchi la spina. Soluzioni intermedie non ne esistono e non ce ne saranno mai ed ora è tempo che i Matarrese accettino una volta per tutte la loro sconfitta ed il loro fallimento personali per regalarci l’unico vero gesto di gratitudine e di rispetto per una città ed i suoi abitanti, abbandonando.
E mentre questi pensieri sempre più nefasti e logoranti si addensavano nella mente di noi tifosi, da ieri sera gira sul web un video scioccante: un tifoso barese, Marcello da Cagliari, Ultras 1976 vecchio stile, restituisce la maglia a Gillet.
Immagini forti e tristi ma che ci raccontano di un’iniziativa legittima, carica di frustrazione, di rabbia e di grande dignità allo stesso tempo; emblematiche di quel desiderio di riscatto da quel “morbo” che a vario titolo e ad opera di diversi autori, affligge noi tifosi baresi sistematicamente ignorati ed oltraggiati. A Marcello vogliamo dire grazie perché in quel minuto e tre secondi è stato tutti noi.
Adesso è certamente tempo di darsi da fare e di esprimere in qualche modo, collettivamente, lecitamente e pacificamente, il nostro disappunto e il nostro sdegno. Adesso basta.
Donne Biancorosse è una rubrica a cura di: Carmen Loseto, Anna Biallo, Angela Elia, Angela Evangelista, Enza Cassano e Antonella Poliseno.
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