Sono passate quarantotto ore dalla batosta di Bolzano. Una serata che, a suo modo, rimarrà nella storia ultracentenaria del Bari. Il 22 maggio 2026 sarà, inevitabilmente, impressa negli annali del cammino biancorosso in un senso maledettamente negativo. Il Bari è alla sua sesta retrocessione in serie C della sua storia ed è un risultato che è considerato, da tutto l'ambiente, il peggiore in assoluto anche più delle altre cinque retrocessioni precedenti nella terza serie professionistica italiana. Risultati arrivati in contesti completamente diversi, con proprietà del territorio e con la netta sensazione, comunque, di una pronta risalita e di una progettualità più percepibile.
Oggi la Bari calcistica e sportiva è ridotta in brandelli. Ci sono ceneri ovunque. Una retrocessione che apre squarci e ferite di ogni tipo. Ma c'è di più. C'è una tifoseria tra le più accese e importanti d'Italia in preda allo sconforto e all'indignazione. L'immagine di una città e di un territorio calpestate. L'impressione, forse ancora più dolorosa, di un risultato annunciato e, dunque, quell'indifferenza che poi pervade l'animo di tutti. E poi c'è la città. Una realtà, quella di Bari, che ha visto notevoli miglioramenti. Una comunità che, negli ultimi anni, è cresciuta tanto. Un territorio che ha visto un crescente sviluppo in molti settori nevralgici ma che, nello sport, ha visto una caduta fragorosa. Una caduta con botto, con un assordante rumore e una tristezza senza fine.
Un capoluogo di regione umiliato e deriso da chi non ha saputo capire sino in fondo cosa è davvero Bari sul piano calcistico e non ha mai voluto e saputo comprendere sino in fondo l'importanza dello sport e del calcio in questa città. Non si è mai avuta la sensazione che questa attuale proprietà abbia colto cosa significano questi due colori. Il bianco e il rosso. L'espressione e il senso di appartenenza di un territorio intero. Perchè Bari è ovunque bianco e rosso. Ovunque è passione, entusiasmo. Ovunque ci sono quei due colori. Bari. La sesta tifoseria d'Italia in termini di numeri e di seguito. Un'intera comunità ferita nel proprio orgoglio, nel proprio ventre di casa. Scippata del suo affetto più grande. Presa in giro in ciò che hanno di più caro. Il calcio. La squadra della propria città. Questa retrocessione è durissima. E' l'impressione davvero di un castello che è fragorosamente crollato e che farà molta fatica a ricostruirsi. Perchè oggi la società è cambiata rispetto al passato. Oggi fare sport è più difficile e il calcio, in particolare, ne è un esempio.
Intanto, sono queste le ore della grande tristezza dei baresi, del cuore biancorosso grondante di malinconia e di rabbia, di una tifoseria smarrita e delusa. Di una passione che rischia davvero di essere duramente compromessa. Stavolta si. In un contesto storico dove le nuove generazioni sono attratte da altre passioni, da altri giochi, da altri sport, da altri interessi, sarà molto complesso far nuovamente innamorare questi ragazzi del Bari. Se già i genitori sono quasi afflitti e indifferenti, figuriamoci come saranno distaccati i loro figli. Cosa sarà di questa società, di questa squadra, di questo club, di questa storia?
Cosa succederà ora? Difficilissimo dirlo e immaginarlo. Oggi nella Bari calcistica non c'è più nulla. Pensare a qualcosa di positivo è esercizio eroico. Del domani non v'è certezza, soprattutto in questo momento. La speranza è che ci sia qualcosa di inaspettato che si possa muovere. Al momento, però, c'è solo silenzio, sconforto e disillusione. Oggi il tifoso barese non ha punti di riferimento. E' perso, è solo. C'è solo un modo, forse, per auspicare un vero cambiamento. La ritrovata compattezza della piazza. Tutti uniti per cercare di liberare il Bari da un contesto societario che va contro la sua storia, i suoi sogni, le sue legittime speranze. Forse ritrovare quello spirito dell'estate del 2018 post fallimento della proprietà Giancaspro potrebbe essere la scintilla per far tornare la passione per i colori biancorossi. Solo l'unità di tutti potrà, chissà, portare al grande cambiamento.
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