Ai titoli di coda. Dopo una cavalcata lunga quasi otto mesi, il campionato cadetto è ormai prossimo alla sua canclusione (tre, infatti, le gare ancora da disputare). Ma che stagione è stata questa per il Bari Calcio? Qualcuno grida al miracolo, qualcun'altro, evidentemente più esigente, parla di un torneo che, al di là di tutto, avrebbe potuto, e dovuto, regalare di più ai tifosi e alla stessa formazione biancorossa, quasi matematicamente salva nonostante le note penalizzazioni. Quindi? La verità sta sempre nel mezzo: parlare di miracoli, alla luce della bontà (notata con il passare delle partite) della rosa a disposzione di mister Torrente è un azzardo, così come pretendere di più da una squadra che, lo ricordiamo, ad inizio stagione non godeva della stima tecnica di nessuno (formazione quasi rivoluzionata, composta da tanti giovani alle prime esperienze in serie B). A quest'ultima considerazione, poi, vanno aggiunte le solite turbolenza socio-econimiche che, c'è da starne certi, non poco hanno influito sul lavoro dell'intero staff, professionista quanto vogliamo ma inevitabilmente condizionato dall'instabilità di un club ormia prossimo alla sua cessione, o così si spera negli ambienti biancorossi.

C'è, in definitiva, da essere semplicemente soddisfatti del campionato che il Bari sta per concludere. E i meriti, evidenti, sono da suddividersi tra tutti i protagonisti senza dimenticare il diesse Guido Angelozzi, artefice di una campagna trasferimenti (soprattutto quella della scorsa estate) che non pochi dubbi aveva trasmesso alla piazza. Senza risorse, e con il solo buon uso della fantasia, il dirigente catanese, tra una stretta di mano e l'altra, ha messo su una squadra che, con il passare del tempo e sotto la guida di Vincenzo Torrente, ha saputo dimostrarsi più che adeguata per questo campionato. Un'insieme di autentiche scommesse che, con il lavoro, hanno saputo regalare anche alcune soddisfazioni ai propri tifosi, soprattutto nella prima e dell'ultima parte di stagione. 

Spesso finito sotto inchiesta, Angelozzi ha fatto sempre orecchie da mercante, non ascoltando le critiche e portando a compimento la sua mission impossibile: costruire una compagine in grado di manterene la categoria nonostante l'inesperienza e, soprattutto, la scarsità economica. E ora il suo contratto è in scadenza: augurarsi un suo prolungamento è, a conti fatti, il minimo che la piazza dovrebbe fare. Ognuno, poi, è libero di pensarla come meglio crede...

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 02 maggio 2013 alle 10:30
Autore: Andrea Dipalo
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