La tifosa che non perde un allenamento: "I calciatori passano"

06.02.2019 21:00 di Raffaele Digirolamo  articolo letto 8976 volte
La tifosa che non perde un allenamento: "I calciatori passano"

La tifoseria biancorossa rappresenta, senza dubbio, uno dei fiori all'occhiello di Bari e del mondo che ruota intorno alla sua squadra di calcio. L'obiettivo di TuttoBari.com è quello di conoscere e raccontare il mondo del tifo attraverso le voci di chi, con affetto e passione, supporta il galletto domenica dopo domenica. Il fine è quello di provare a comprendere, al di là delle consuete generalizzazioni, cosa vuol dire sostenere i colori e la maglia.

Intervenuta ai nostri microfoni, Angela Fanelli, divenuta nel tempo un'emblema del pubblico barese sui social network, ha raccontato il suo rapporto con la squadra ed ha descritto cosa significa sostenere i colori biancorossi: "Bari è una passione ed una ragione di vita. Il tifo è l'unica cosa che conta, perché tutto il resto, dai presidenti ai calciatori, passa. Il calcio lo vivo così, la domenica con mio padre vado in mezzo agli ultras ed è un'altra cosa, senti addosso il peso di questi colori. Non vedo l'ora di arrivare alla maggiore età per poter andare in trasferta senza dover dipendere dai miei genitori".

Il mondo degli ultras, nelle ultime settimane, è finito nell'occhio del ciclone a causa delle vicende legate agli arresti di alcuni membri a seguito degli scontri avvenuti nel porto di Messina. La giovane supporter dice la sua su questo ambiente, conosciuto nelle domeniche di curva: "Io non sono una di loro, però standoci in mezzo posso dire che, se non li si provoca, non creano problemi. Se li lasci agire come vogliono, senza limitazioni sui fumogeni ed altre cose, non danno alcun fastidio. Ripeto, non sono del loro gruppo e probabilmente non lo sarò mai, però il loro sventolare le bandiere e colorare la curva rappresenta una cosa bella".

Angela continua raccontando la sua passione per i selfie ed il suo rapporto con i calciatori: "Tutto è iniziato quando entrai in campo con i giocatori nella sfida contro il Pescara, a poche settimane dallo scoppio dell'epopea per la meravigliosa stagione fallimentare. Da allora ho sempre seguito gli allenamenti, lì è partito il fenomeno dei selfie. Oltre a Sabelli, sono stati molto simpatici anche Matteo Fedele e Maniero, su cui ricordo un aneddoto: lui stava uscendo dagli allenamenti ed era al telefono con la sua ragazza, di punto in bianco abbassò il finestrino e la passò a noi. Era un pazzo, ma soprattutto una brava persona".

C'è tempo anche per ricordare i ricordi più belli e quelli più brutti legati al Bari: "Quello più bello sicuramente quello relativo alla stagione fallimentare, mentre il più brutto è legato a quest'anno. Il fallimento è stata un'esperienza orribile, che ha fatto capire tante cose. Mi sono resa conto che i giocatori non sono importanti come pensavo, sono solo un puntino; la Bari siamo noi, non loro".

In chiusura, un commento sulle recenti difficoltà della formazione biancorossa in campionato: "Io non sono nessuno per giudicare, però credo che il tecnico abbia diverse responsabilità. Inoltre credo che Brienza dovrebbe giocare sempre, seppur non tutta la partita".