La conferenza stampa è appena finita. Nella sala meeting dell'Hotel Parco dei Principi le gabbie son state aperte. E allora via con il valzer delle strette di mano, delle pacche sulle spalle, dei sorrisi e degli abbracci. Ci sono ovviamente Paolo Montemurro e Luigi Rapullino, ci sono i loro avvocati di fiducia, e poi i giornalisti e i fotografi. Chi scambia due chiacchiere, chi chiede un parere, chi si prodiga nelle ultime riprese televisive. Insomma, è il momento del liberi tutti. Ci avviciniamo all'imprenditore pugliese facendoci largo tra le telecamere e il folto gruppo di invitati. 

"Possiamo intervistarla?". Il sì non si fa attendere, prima però una piccola richiesta. "Se posso prima fumarmi il sigaro...". Ci sorride, poi ci invita a farci strada con lui. Prossima tappa l'ascensore: e si sa che se c'è un luogo meno adatto per sciogliere l'imbarazzo, quello è proprio l'ascensore. Siamo faccia a faccia per la prima volta con quello che sarebbe potuto essere il nuovo presidente del Bari. A rompere il ghiaccio ci pensa lui: "Ragazzi, non sono abituato alle conferenze stampa, è la prima volta che parlo davanti a tanti giornalisti. Una bella scarica di tensione, non c'è che dire". Sembra uno studente che ha appena passato l'esame, eppure tanta tensione addosso non deve essere cosa nuova per lui, abituato da tre mesi a stare al centro dell'attenzione. "Ma i tanti commenti dei tifosi sui social network non mi sono pesati. Certo, a volte la voglia di creare la notizia ha generato situazioni buffe, come quando, al termine di un incontro con i Matarrese, un mio gesto con il pollice da molti fu interpretato come il segno dell'avvenuto passaggio di consegne. Ma fu solo un movimento un po' maldestro e involontario della mano", ci dice ridendo.

Ci spostiamo dunque verso l'uscita dell'hotel: il sole è cocente, le camicie di quasi tutti quelli che fanno su e giù attorno alla struttura alberghiera sono piene di chiazze di sudore. Montemurro stringe mille mani e intanto continua a chiacchierare in esclusiva con noi. Gli chiediamo come sarebbe stato il suo Bari, lui risponde così: "Questione allenatore: detto che ho una grandissima ammirazione per Zeman, i nomi alla nostra portate erano due: Calori e Gautieri. La società attuale? Ho avuto modo di conoscere Garzelli e Angelozzi. Del primo mi ha colpito la signorilità e la professionalità, davvero esemplare. Sul ds mi sono ricreduto", prosegue, "da tifoso all'inizio avevo qualche perplessità ma poi ho capito che parliamo di un dirigente che non solo sa muoversi con abilità sul mercato ma anche capace di togliersi la giacca e urlare le proprie ragioni ai calciatori". 

Della squadra che sarebbe stata ha rivelato: "Avrei tentato di rivitalizzare il settore giovanile, inserendo ogni anno un tot numero di uomini provenienti del vivaio in prima squadra". Una sorta di riedizione del Bari dei baresi di un trentennio fa. Con quali obiettivi? "Oggi una società non può stare troppo in Serie B: si rischia di scomparire, perchè i costi sono troppo alti e le entrate minime. Noi, per questo, al terzo anno avremmo dovuto obbligatoriamente tentare la scalata alla Serie A". Al terzo anno di presidenza, dunque, non esattamente un programma da fumo negli occhi per i tifosi: "Noi non abbiamo voluto prendere in giro nessuno, non siamo degli sceicchi ma nemmeno degli sprovveduti e ho sempre evitato le strumentalizzazioni in questi mesi di trattativa. Sarei potuto venire qui con la sciarpa dei galletti al collo e un gruppo di tifosi al seguito, e invece qui son venuto solo con la mia famiglia".

Contatti con la politica? "Ci sono stati, non nego che è capitato di confrontarmi con Emiliano. Ma poi, proprio per evitare strumentalizzazioni, ciascuno di noi non ha tirato l'altro per la giacchetta": Nel frattempo rientriamo nell'albergo, l'aria condizionata rende la chiacchierata un po' più piacevole. Ci raggiunge Rapullino. "Io amico di De Laurentiis? La mia azienda è stata sponsor del Napoli, ci siamo conosciuti così, per affari", spiega. Intanto i due partner commerciali si abbracciano, evidentemente la fine della trattativa non ha lasciato ruggini nel loro rapporto. Montemurro scherza: "Ormai Luigi è diventato tifoso del Bari". 

Il clima è cordiale, qualche tifoso si avvicina per intervenire nella nostra discussione e fare qualche osservazione. "Mi è pesato molto non poter parlare in questi tre mesi di trattativa", ci confida Paoluccio, come qualche tifoso ha cominciato a chiamarlo, "ma, detto questo, oggi non volevamo attaccare nessuno, e questo si è visto, non credete?". Lo stato di belligeranza è finito, la trattativa chissà. O forse il contrario. 

Sezione: Esclusive / Data: Ven 26 luglio 2013 alle 10:00
Autore: Diego Fiore / Twitter: @DiegoFiore1
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