Il tema della multiproprietà continua ad alimentare il dibattito in casa Bari ed è tornato alla ribalta in questi giorni, con le voci riguardanti la possibile cessione di Caprile e Cheddira al Napoli. Per far luce sulla questione TuttoBari.com ha intervistato Marco Bellinazzo, fra i massimi esperti per quanto riguarda gli aspetti economici e finanziari del mondo calcistico ed autore del libro Le nuove guerre del calcio, pubblicato di recente da Feltrinelli.

La possibile cessione di Cheddira e Caprile al Napoli ha riacceso nuovamente il dibattito sulla multiproprietà. Può dirci la sua opinione sulla questione, anche in relazione ad altre esperienze simili?

"Il tema della multiproprietà è sicuramente foriero di questo tipo di problematiche. In Europa ci sono più di ottanta multiproprietà che interessano circa 200 club, questo sta creando anche altrove situazioni analoghe. Spesso questi modelli sono strutturati con piramidi che si basano sulla categoria dei club, con le società in serie inferiori (ovviamente a livello internazionale, non nazionale) che finiscono per fungere da laboratorio per far crescere i calciatori che poi vengono trasferiti. Questo fa storcere il naso ai tifosi, anche FIFA e UEFA hanno acceso il faro su questi fenomeni, per capire se le plusvalenze generate da queste cessioni intacchi o meno la regolare competizione sportiva".

Sul caso specifico, invece?

"Quella fra Napoli e Bari, a differenza di altre, è una multiproprietà diversa perché interna alla stessa nazione. Fra le due società si possono creare scambi che possono far storcere il naso ai tifosi, soprattutto a quelli della squadra che cede i calciatori. Ma questa situazione non potrà cambiare finché tale istituzione resterà in vigore".

Lei ha delineato un quadro in cui la multiproprietà è un fenomeno diffuso a livello europeo. Esistono esempi virtuosi in cui questa valorizza più società?

"Quella fra Lipsia e Salisburgo è una multiproprietà particolare perché non è considerata tale dalla UEFA a causa di alcune questioni giuridiche, in quel caso entrambe le squadre sono state valorizzate. È accaduto che alcuni giocatori del Salisburgo siano passati al Lipsia, ma entrambe le squadre hanno avuto modo di affermarsi a livello nazionale e internazionale. Questi modelli però generalmente prevedono una società al vertice della catena in grado di sfruttare i calciatori migliori".

Una situazione indubbiamente limitante...

"Tutti questi modelli scontano la regola per cui non si può stare nello stesso torneo. Faccio un esempio: essere in un grande gruppo come quello del Manchester City è un vantaggio per alcuni aspetti, ma ti limita perché poi le altre squadre non possono partecipare alle competizioni europee. Anche se il Palermo dovesse un giorno vincere lo scudetto non potrebbe partecipare alla Champions, a meno che il City o altre squadre del gruppo non manchino la qualificazione".

Sezione: Esclusive / Data: Mar 10 gennaio 2023 alle 19:00
Autore: Raffaele Digirolamo
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