Sembrava destinato a una bella carriera. E invece adesso Alessio Gigli, difensore barese classe '90, sta bevendo il succo amaro della delusione, dei sogni infranti. "Ma non mi arrendo, il calcio è la mia vita. E posso ancora riscattarmi".
Solo un po' di mesi fa Alessio era il capitano della Primavera del Bari. Ora è uno dei galletti fuori rosa. La sua rabbia è tanta, si sente tradito. Quella che leggerete è la storia di un ragazzo con una grande passione, quella per il pallone, coltivata per anni, che un bel giorno s'è destato dal sogno per piombare in una specie di incubo. Una storia che dimostra come quello del calcio non è solo un mondo di ricchi privilegiati a braccetto con tettute veline.
Alessio, da dove vogliamo partire? "Ho fatto tutto il settore giovanile del Bari sino alla Primavera, di cui sono stato anche vicecapitano e capitano. Ero titolare, le giocavo tutte".
E poi? "Nel 2010 sono passato alla Juve Stabia. Ero stato richiesto a gran voce da Braglia, che è tuttora l'allenatore delle vespe. Il ritiro estivo andò bene. Poi l'allenatore cominciò a non farmi giocare nemmeno le amichevoli. Si decise allora che dovevo andare via. Il mio procuratore mi disse che mi voleva la Valenzana ma alla fine non se ne fece nulla per via del regolamento che mi impediva di trasfermi in una nuova squadra. E così sono rimasto a Castellammare fino al 5 gennaio, giocando per i gialloneri solo una partita di Coppa Italia contro il Foggia".
A gennaio ti sei quindi trasferito alla Sanremese... "Sì, e lì giocai le prime quattro partite. Poi il mister, che mi vedeva bene, venne esonerato e gli subentrò il predecessore. C'era un terzino del '90 che, a detta di tutti, faceva danni (e così era infatti), ma questo qui era il figlioccio dell'allenatore. Io così smisi di giocare. Scesi in campo solo a Busto Arsizio contro la Pro Patria e fui tra i migliori, anche se perdemmo 4-1. Poi solo panchine e tribune".
E quindi, arriviamo all'estate del 2011. Finita la stagione con la Sanremese sei tornato al Bari in attesa che qualcuno ti chiamesse... "Ma, ahimè, nessuno m'ha chiamato e così sono rimasto nel Bari, fuori rosa. Non mi alleno nemmeno con il gruppo".
Ti sei chiesto come mai alla Juve Stabia Braglia, l'allenatore, non ti abbia nemmeno fatto esordire? "Non ho mai capito il motivo. Davanti al gruppo diceva che mi allenavo bene. Io mi comportavo professionalmente ma Braglia in campionato non mi portava nemmeno in panchina. Prima delle gare contro Cosenza e Taranto mi promise che mi avrebbe fatto giocare, ma niente. Eppure fu lui a volermi dopo avermi visto al Torneo di Viareggio. Trovava sempre scuse per non farmi scendere in campo, diceva che ero su di peso ma io in realtà correvo come gli altri".
Hai mai litigato con qualcuno dello spogliatoio a Castellammare? "Mai, andavo d'accordo con i compagni. Sono un bravo ragazzo ed ero ammirato da tutti, soprattutto da Giorgio Corona".
Chi ti ha deluso di più? "L'As Bari. Dopo 12 anni con loro, non mi hanno nemmeno aiutato a trovare una squadra in questo mercato di gennaio. Proprio oggi ho sentito il direttore sportivo Angelozzi: mi ha detto che posso stare anche a casa, tanto il sacrificio di pagarmi lo fa lo stesso. A gennaio ho giocato due partite con la Primavera contro Lazio e Pescara. Giampaolo, l'allenatore della Primavera barese, apprezza il mio spirito di sacrificio, la mia professionalità".
Ora cosa pensi di fare? "Perinetti mi fece firmare un contratto di due anni, che scadrà a giugno. Adesso guadagno il minimo federale per la Serie B. A breve farò la lettere di reintegro. Ma per Angelozzi sono un peso. Non è giusto, sono deluso".
Hai un procuratore? "L'agente Bergossi (lo stesso, tra gli altri, di Alessandro Marotta, ndr), tramite non so chi, mi mandò alla Juve Stabia e poi alla Sanremese. Ma quest'estate mi ha abbandonato. Doveva trovarmi una squadra ma non mi ha più chiamato. Zero! L'ho chiamato uno degli ultimi giorni del mercato estivo. Era freddo, non sapeva che dire perchè sapeva di non avere una squadra per me. Ma in realtà Bergossi non aveva la mia procura. E comunque no, ora non ho un procuratore".
Hai mai pensato di abbandonare il calcio? "No, ancora no. Ho quasi ventidue anni e non credo di meritarmi questa situazione che sto vivendo. Io vittima di mobbing? No, sarebbe esagerato dirlo. Semplicemente sembra che nessuno creda più in me".
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