Oggi a Torino inizia il countdown, diciannove partite a disposizione del Bari per salvare questa serie A. Da questa trasferta contro la Juventus riparte Giampiero Ventura che forte degli arrivi di Glik, Okaka e Rudolf, punterà sul gruppo e sugli stimoli per salvare questo lontana parente della meraviglia dello scorso campionato.
Per parlare del momento che si vive in casa biancorossa Tuttobari.com ha chiesto il parere di Vincenzo Damiani, giornalista del Corriere del Mezzogiorno e di Leggo che quotidianamente come noi segue le gesta del galletto.
Allora Vincenzo tu come la vedi, potrebbe essere Rufolf il salvatore della patria?
“Rudolf si l’ho visto giocare qualche spezzone col Genoa e mi sembra un buon giocatore, ma da qui a definirlo un salvatore della patria mi sembra esagerato, così come non possono esserlo Glik e Okaka. Quest’ultimo è poi un giovane interessante, un under 21 con delle qualità indubbie. C’è però da dire che il Bari non può salvarsi con dei ventenni talentuosi, c’è bisogno di ben altro”.
Cioè hai mente qualcuno?
“Si è parlato tanto di Maccarone. Lui è un giocatore di spessore e che sa cosa significa lottare per la salvezza. È un giocatore che ti garantisce 10-15 gol a stagione e poi è uno che fa reparto da solo, un elemento completo che avrebbe le qualità per salvare il Bari”.
Capitolo Ventura: secondo te la gara di oggi è già un ultimatum o si attenderà la gara interna col Napoli?
“Io non credo che Ventura possa (e debba) giocarsi la panchina contro la Juventus. Non è infatti contro i bianconeri che il Bari deve cercare i punti salvezza, anche se ormai ogni partita è una finale. I punti andavano fatti col Bologna e nel girone d’andata con tante altre squadre. Giudicarlo per 90 minuti contro la Juventus mi sembra ridicolo. Lui ha le sue colpe e su questo non ci sono dubbi, però non è l’unico. Fra gli errori del mercato estivo, vedi i vuoti non colmati dalle partenze di Ranocchia e Bonucci, la società e i giocatori, ci sono dentro tutti, soprattutto giocatori come Ghezzal, Almiron e Barreto che sono venuti a mancare del tutto”.
Tenendo però da parte le situazioni di Ghezzal e Barreto, a mio parere prettamente fisiche, per Almiron il discorso sembra si diverso. Tu che idea ti sei fatto?
“Andando a monte solamente un cieco non si accorgerebbe che qualcosa all’interno dello spogliatoio si è rotto. Forse non c’è più uno spirito di gruppo, uno spogliatoio, ma c’è una tregua. Almiron è un giallo, non si capisce. Prima ha avuto problemi muscolari, poi problemi intestinali di dubbia natura e ora il fastidio a questo muscolo, di cui parla Ventura, che non gli permette di allenarsi come si deve. Credo che non ci siano più rapporti idilliaci fra giocatore e tecnico e ciò avrà influito sul rendimento del primo, ma forse anche con qualche componente della squadra, vedi Andrea Masiello. Spero però che per il bene del Bari torni a disposizione per centrare una salvezza miracolosa, anche grazie al suo apporto”.
Se davvero fosse un Bari contro Almiron, perché secondo te la società non decide di cederlo?
“Qualcosa c’è, ma non credo sia così. Darlo via non è facile per la società, lui poi che è un simbolo per la tifoseria. Il fatto però che Angelozzi stia cercando di portare a Bari Kharja è un segnale evidente che qualcosa non va. Il marocchino è infatti un sosia di Almiron, un centrocampista di fantasia che si propone come un’alternativa”.
Visto che prima hai parlato di miracolo salvezza, è possibile riuscire a fare 25 punti nel giroen di ritorno?
“Io direi anche 26, perché con 25 sei proprio al limite. Il Bari attuale, così com’è fa fatica, ma non mi sembra una missione impossibile se si tornasse a giocare come nei primi quattro messi della passata stagione. Remando tutti insieme nella stessa direzione penso che non siano inferiori a squadre come Bologna, Lecce, Brescia e Cesena”.
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