Al risicato numero di difensori disponibili nell'organico di Ventura, avrebbe fatto di sicuro comodo un certo Salvatore Guastella. L'ex giocatore biancorosso, attuale opinionista sportivo dell'emittente pugliese Teleregione, ha disputato 6 stagioni con la maglia del galletto, dove ha raggiunto ben tre promozioni ed una sola retrocessione.
La redazione di TuttoBari.com ha contattato in esclusiva proprio l'ex difensore "jolly", Salvatore Guastella, per rivivere quel periodo del Bari, che tra il 1983 e il 1989 fu guidato dai vari Bolchi, Catuzzi e Salvemini.
Sig. Guastella, lei ha disputato sei stagioni con la maglia del Bari. Quali sono i suoi ricordi? "Sicuramente positivi. Su 6 anni ho avuto il piacere e la fortuna di conseguire tre promozioni. Non posso che essere soddisfatto."
E' stato allenato da Bolchi, Catuzzi e Salvemini. Quale tecnico l'ha impressionato sul piano del gioco, chi, invece, sotto il profilo umano? "Per quanto riguarda il gioco, sicuramente Catuzzi. Invece per l'insieme umano, per come trattava le persone e i giocatori, dico Bolchi. Quindi l'ideale sarebbe un mix con il gioco di Catuzzi e con i modi di fare di Bolchi."
Qual è stato il compagno di squadra che riteneva più forte sotto il profilo tecnico? "Ce ne sono tanti, dovrei fare un lungo elenco. Ho giocato con Maiellaro, Giovanni Loseto, Carlo Perrone..ce ne sono stati di giocatori che mi hanno lasciato un bel ricordo. Io direi Giovanni Loseto per una ragione molto semplice: quel Giovanni Loseto, se, anzichè stare nel Bari, fosse stato in un'altra società, secondo me sarebbe stato lo stopper della nazionale"
C'è qualche partita che ricorda in particolare non tanto per il risultato, ma quanto per qualche simpatico aneddoto? "Sicuramente ne ricordo una in particolare, ma ce ne sono tante; sicuramente quella legata Coppa Italia famosa. Ad esempio, quando ci fu la partita a Verona, c'era anche il matrimonio di Luciano Sola. Quel giorno un taxi è andato a prenderlo dalla sala ricevimenti, perchè eravamo contati un po' come oggi, e lui lasciò gli invitati per venire a giocare.. Poi c'è la famosa partita in Coppa Italia di Torino contro la Juventus, che vincemmo a Torino clamorosamente, con il presidente d'allora della Lega Antonio Matarrese, che fece due "pesanti" incursioni nello spogliatoio. Per mia fortuna i miei anni a Bari sono legati da tante soddisfazioni. Partite che ricordo per il risultato? Certamente quella con la Juve di Coppa Italia. Non dico con la Fiorentina, in cui segnai io, ma la partita con la Juve la ricordiamo con molto piacere, perchè era una squadra fortissima con Platini, Boniek, Rossi. Noi riuscimmo non in una partita secca, ma tra l'andata e il ritorno ad eliminare quella grande squadra"
In quale giocatore del Bari di Ventura lei si riconosce? "I paragoni sono sempre antipatici e difficili. Mi riconosco un po' in Masiello Salvatore e Andrea, perchè prima Bolchi, poi Catuzzi mi hanno spiegato diversi ruoli, come centrale e laterale in difesa. Ho giocato anche come mediano col regista avanzato. Ho fatto un po' di ruoli, ma la duttilità mi permetteva di stare in un Bari, che, quando arrivai, era appena salito dalla C2. Allora era usuale una certa interscambiabilità di ruoli. C'era, dunque, più frequenza nel cambiare i ruoli."
Nelle sue stagioni a Bari, le è mai capitato di avere un momento no, simile a quello che sta capitando alla formazione di Ventura? "Purtroppo no. Intanto una lunga serie di infortuni come quantità non mi è mai capitata. Questo Bari deve combattere questa battaglia. C'è questa sfortuna che gli si è abbattuta addosso: ne sta patendo l'Inter che ha una rosa infinita, figuriamoci il Bari. Quindi questo è il primo dato, che non ho riscontrato in passato. Poi in serire A c'è da aggiungere che se non hai 13-15 giocatori di quelli che uno che schiererebbe sempre è molto dura. Il Bari sta pagando anche questo."
Da ex uomo di campo, che consiglio darebbe ai giocatori per non subire ulteriormente i contraccolpi psicologici, dovuti a questo periodo? "C'è da dire che è difficile. Quando stai in campo l'aspetto psicologico è fondamentale nelle prestazioni. L'unica cosa che possono fare, se riescono a liberarsi la mente, è vincere a tutti i costi per ribaltare in una gara il momento, perchè si rischia puntualmente di giocare con ansia, di fare qualche errore di troppo e di avere qualche nervosismo di troppo. Dovrebbero liberarsi la mente, ma questo è troppo facile a dirsi che a farsi."
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