Ci sono partite che appartengono al presente e altre che, inevitabilmente, si portano dietro un pezzo di passato. Salernitana-Bari è una di queste. Due piazze calde, due tifoserie unite da uno storico gemellaggio, due città che nel corso della loro storia hanno avuto un rapporto viscerale con il calcio e con i propri idoli. E proprio in occasione della sfida dell’Arechi vale la pena fermarsi un attimo e guardarsi indietro, ripercorrendo alcuni dei nomi che hanno fatto innamorare le due tifoserie.

Perché Bari e Salernitana, nel corso degli anni, non sono state soltanto tappe di passaggio per calciatori destinati a palcoscenici più importanti. Sono state, in alcuni casi, il luogo nel quale un giocatore è diventato grande, oppure quello in cui ha lasciato un ricordo destinato a durare molto più a lungo della sua permanenza.

Se si parla di calciatori capaci di entrare nel cuore dei baresi, impossibile non partire da Igor Protti. Lo Zar è una delle figure più iconiche della storia recente del Bari: 51 gol in 119 presenze con la maglia biancorossa, ma soprattutto una stagione rimasta scolpita nella memoria collettiva.

Nel 1995-96 Protti segnò 24 reti in Serie A, diventando capocannoniere del massimo campionato a pari merito con Giuseppe Signori. Un'impresa ancora oggi unica: è l'unico calciatore ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A giocando con il Bari. Un bomber, ma anche un simbolo di quella squadra e di una piazza che in lui riconobbe uno dei propri guerrieri. 

Prima di Protti, e in parte insieme a lui, c'è una generazione di calciatori che ha contribuito a costruire il mito del Bari. Pietro Maiellaro, lo Zar prima dello Zar, è ancora oggi ricordato come uno dei talenti più puri passati dal capoluogo pugliese. Fantasia, tecnica, giocate capaci di accendere un San Nicola che in quegli anni era una delle grandi platee del calcio italiano.

E poi João Paulo, brasiliano dal sinistro fatato, protagonista del Bari di inizio anni Novanta. Fu tra i calciatori stranieri capaci di lasciare un'impronta fortissima sulla città, tanto da diventare uno dei volti più amati di quella squadra. Al suo fianco passarono giocatori destinati a carriere importanti: David Platt e Robert Jarni, ad esempio, arrivarono a Bari prima di affermarsi anche con Juventus, Arsenal e Real Madrid. 

La storia biancorossa è anche una storia di grandi giocatori che hanno mosso proprio da Bari i primi passi verso il grande calcio. Gianluca Zambrotta trascorse due stagioni in biancorosso, tra il 1997 e il 1999, prima di costruire una carriera straordinaria che lo avrebbe portato alla Juventus, al Barcellona e alla Nazionale campione del mondo nel 2006.

Poi c'è Antonio Cassano. Qui il discorso cambia, perché non si tratta soltanto di un grande talento passato da Bari: Cassano è Bari. Nato e cresciuto a Bari Vecchia, esordì in prima squadra nel 1999 e in poco tempo divenne uno dei talenti più chiacchierati del calcio italiano. Le sue giocate contro l'Inter, il rapporto con la città e quella personalità impossibile da ignorare lo trasformarono immediatamente in un personaggio.

E ancora Leonardo Bonucci, arrivato nel 2009-10 insieme ad Andrea Ranocchia e protagonista di quella squadra di Ventura che conquistò il cuore dei tifosi prima di lanciare entrambi verso la Juventus e la Nazionale.

Se il Bari ha avuto Protti, Maiellaro e Cassano, Salerno può rispondere con una lista altrettanto suggestiva. Partendo da Agostino Di Bartolomei, capitano della Salernitana che nel 1989-90 conquistò la promozione in Serie B e uno dei calciatori più rappresentativi della storia granata. 

E poi Gennaro Gattuso. Prima di diventare il Ringhio del Milan, campione d'Europa e del mondo con gli azzurri, il centrocampista calabrese trascorse una stagione alla Salernitana nel 1998-99, quella del ritorno in Serie A. Aveva appena vent'anni, ma già mostrava quei tratti caratteriali che lo avrebbero accompagnato per tutta la carriera.

In quella stessa Salernitana c'era un gruppo di calciatori destinati a lasciare il segno: Roberto Breda, bandiera granata con quasi duecento presenze nella prima esperienza e poi nuovamente in campo a fine carriera; Salvatore Fresi; Marco Rossi; Ighli Vannucchi; i fratelli Tedesco. Una squadra che riuscì a portare Salerno in Serie A e che, nonostante la successiva retrocessione, rimase profondamente impressa nella memoria della città. 

E poi c'è lui. Forse il nome perfetto per raccontare il filo che unisce queste due piazze: Marco Di Vaio. Perché l'attaccante romano ha vestito entrambe le maglie. Prima quella del Bari, nella stagione 1996-97, quando era ancora un ragazzo alla ricerca della propria strada. Poi quella della Salernitana, dove avrebbe trovato la definitiva consacrazione.

A Bari Di Vaio giocò 28 partite segnando 3 gol. Numeri certamente non memorabili, soprattutto se confrontati con ciò che sarebbe arrivato dopo. A Salerno, invece, esplose definitivamente: nella stagione 1997-98 trascinò i granata in Serie A con 21 reti, vincendo anche il titolo di capocannoniere della Serie B. L'anno successivo, in Serie A, ne segnò altri 12, prima di passare al Parma.

È una delle storie più curiose che accompagnano Salernitana-Bari: un giocatore che a Bari fu un giovane talento ancora acerbo e a Salerno diventò un idolo e un bomber di livello nazionale. Una carriera che poi lo avrebbe portato a Parma, Juventus, Valencia, Monaco, Genoa e soprattutto Bologna, oltre alla Nazionale italiana.

Di Vaio non è l'unico ad aver attraversato entrambe le sponde. Negli anni più recenti anche Alessandro Rosina ha indossato entrambe le maglie: qualità, tecnica e una carriera costruita anche attraverso esperienze importanti in Serie A e allo Zenit prima delle parentesi in Puglia e Campania. 

Ma forse è proprio questo il fascino di una partita come Salernitana-Bari. Il presente racconta una sfida di Serie C, con due squadre che inseguono obiettivi differenti e una classifica ancora tutta da decifrare. Il passato, invece, racconta due club che hanno avuto la capacità di diventare casa per calciatori destinati a palcoscenici molto più grandi.

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 02 ottobre 2026 alle 20:00
Autore: Antonio Testini
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