In attesa che le sentenze dei tribunali decidano in merito ai pesanti capi d'accusa che pendono sui tre capi ultrà del Bari, non ci si può trincerare dietro il meschino paravento della presunzione d'innocenza. Esistono leggi che impongono ad uno Stato di punire chi le viola ed altre, non scritte, che comportano, innanzitutto, una nota di censura nei confronti del trasgressore da parte della comunità di cui fa parte. Saranno dunque i magistrati a decidere se Raffaele LoiaconoAlberto Savarese Roberto Sblendorio sono colpevoli dei reati di concorso in violenza privata aggravata di cui sono accusati: e quindi, fino a prova contraria, i tre sono innocenti. Ma chiunque, lette le carte in arrivo dai tribunali e le intercettazioni telefoniche pubblicate sulle pagine dei giornali, può sin da ora dire che, al di là di un'eventuale condanna penale, questi capi ultrà innocenti non lo sono affatto, non almeno secondo quelle regole per così dire "morali", di comportamento cioè, che sorvegliano quelle riportate nei codici. 

É il buon senso a suggerire che i tre non hanno onorato il proprio ruolo di rappresententi della tifoseria barese, per esempio quando l'anno scorso hanno fatto irruzione nello spogliatoio (CLICCA QUI) o preso a schiaffi Parisi (CLICCA QUI) o fatto in modo che il Foggia non giocasse al "San Nicola" (CLICCA QUI). Attraverso le intercettazioni telefoniche si è manifesta, poi, l'intenzione dei tre di usare la violenza per punire gli "infami". Un orrore che si autocertifica nel momento stesso in cui viene a galla con la forma di un linguaggio spaventoso. Bombe a "La Repubblica", giornalisti da mandare all'ospedale e mazzate per Gillet (CLICCA QUI): queste le sentenze pronunciate telefonicamente. Minacce a un passo dal trasformarsi in azione, se il gip ha ritenuto necessario emettere le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei capi ultrà, che solo qualche mese fa volevano "salvare" la società biancorossa facendosi promotori dell'azionariato popolare.

Per questo, chi continua a sventolare la bandiera del garantismo pur di chiudere un occhio anche difronte all'evidenza dei fatti è complice di chi ha compiuto atti violenti, di chi non ha più sufficiente credibilità per sventolare alcuna bandiera. Tantomeno quella del Bari

Sezione: Editoriale / Data: Sab 12 maggio 2012 alle 09:30
Autore: Diego Fiore
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