Io, la pietra, la scaglio senza paura. Chissà quanti (migliaia!), spinti ed animati da spirito critico e ricco d’ansia e di paura, avevano messo in dubbio le qualità del nuovo diesse biancorosso. In giro, i soliti mugugni, le solite dicerie. Dopo l’addio, peraltro ampiamente preannunciato, di Giorgio Perinetti, il sole di Puglia, è soprattutto quello barese, immediatamente ricoperto da nubi grigie, strane, cariche, apparentemente, di fulmini ed acquazzoni.
Quello che di buono era stato consumato dal buon Giorgione, sembrava, per molti, inevitabilmente destinato a sciogliersi e naufragare in poco tempo. E’ lecito, comunque, provare dispiacere e dolore dopo il divorzio da colui che, dalla stragrande maggioranza degl’amanti del galletto, viene apostrofato come il vero artefice della rinascita biancorossa, consumata prima con la trionfale cavalcata verso la serie da tempo perduta, e dopo dallo strabiliante calcio Ventura, o libidine che dir si voglia. Ma a Bari, si sa, per via di un passato recente difficile da archiviare e dimenticare, si cade nella solita, a volte sbagliata, convinzione. L’addio di monsieur Perinetti, per molti, era sinonimo di ridimensionamento, di pochezza di idee, progetti e voglia d’investire. Questo, inevitabilmente, non ha portato entusiasmo e calore il giorno della presentazione del nuovo timoniere dell’imbarcazione a strisce biancorosse. L’arrivo di Guido Angelozzi, inoltre, suonava quasi come un campanello d’allarme, una minaccia vera e propria per i sogni, fragili, dei supporter (e non solo) baresi, che vedevano nel dirigente catanese una palese resa al ridimensionamento di qui sopra. Addirittura, sino a qualche ora fa, c’era qualcuno in giro per la Puglia che osava mettere in dubbio le qualità, la determinazione e la professionalità di Guido il gladiatore, nonostante lo stesso avesse messo da poco a segno colpi importanti come Barreto ed Almiron, entrambi figli di situazioni complicate di mercato, risolte con maestria dal diesse biancorosso. Tutto qui? Ma non scherziamo. Il bravo siciliano, oltre a riconfermare quasi in toto la strepitosa formazione della passata stagione, si è concentrato su quelle pedine essenziali ed importanti segnalate direttamente da mister Ventura. Ghezzal e Pulzetti sono, oltre che degl’ottimi acquisti, due pedine preziose per il gioco dell’ex tecnico del Pisa. Sottolineatura doverosa: il mercato del Bari è, come spesso succede, supportato da pochi denari, e questo costringe qualsiasi diesse a lavorare molto di fantasia. I tifosi mugugnano per il sacrificio, nell’operazione che ha portato l’attaccante senese alla corte di via Torrebella, di Pedro Kamatà, idolo della curva e beniamino di una città intera. Per carità, al cuore non si comanda. Pedrinho, così ribattezzato simpaticamente da queste parti, è, per meriti conseguiti in campo, nei cuori di molti baresi ma è giocatore assai poco utilizzato da mister Ventura, che nella passata stagione ha concesso poche chance alla zanzara biancorossa. Con Pedro, via anche Filippo Carobbio, bravo centrocampista già bocciato la passata estate dallo stesso Ventura. Risultato? Per due giocatori poco utili alla causa, in arrivo uno, Ghezzal, che tanto potrà dare a questa formazione. Colpo da biliardo, quindi, per Guido Angelozzi, che è riuscito a fare, letteralmente, di necessità virtù. Pulzetti? Ancora meglio. Prestito sì, ma con concordato diritto di riscatto della metà. Vi pare niente? Vogliamo di più? E’ lecito, ma le altre sorelle di serie A, cosa fanno meglio di noi? In un mercato dominato dalla crisi finanziaria e dalla paura d’investire, avere un direttore sportivo che in meno di sette giorno ha compiuto già l’80% delle sue avventure, è qualcosa di straordinario. Pochi ma necessari tasselli, adesso, per rendere questa squadra, da topolina, a fuoriserie. Europa? Per carità, adesso c’è prima Ridanna nei nostri destini, poi si vedrà. Certo, partire così, è un punto a favore della compagine biancorossa, pronta già, probabilmente, per una nuova grande avventura tra i colossi sacri della nostra serie A.
La pietra? La scagli chi è senza peccato, chi non ha sparato a zero prima di costatare l’operato, repentino, del nuovo mago del mercato: Guido Angelozzi.
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