C’era una volta una formichina, piccina-piccina. Viveva in un regno maestoso, tutto colorato di bianco e di nero. Un bel giorno però, il nuovo re appena insediato, decise di cacciar via la formichina, che triste e sconsolata dovette lasciare quella che sarebbe dovuta essere la sua terra, la sua  dimora fissa. Lui voleva solo giocare, nulla più. Non recava disturbo, non sporcava neanche. Divertirsi e, appunto, giocare i suoi unici imperativi. Ecco che, come per magia, entrano in scena il gatto e la volpe, due brave persone che promettono alla formica un nuovo regno e tante altre soddisfazioni. La formichina si affida ai due, lasciandoli piena libertà di agire e lavorare.

Scusate l’inizio fantastico della nostra storia. Stiamo parlando ovviamente di Giovinco (formichina), Pasqualin (la volpe) e D’amico (il gatto).

A 24 ore di distanza dall’accaduto, dalla firma del giovane talento bianconero sul contratto che lo lega adesso al Parma di Ghirardi, possiamo, con più lucidità e, soprattutto, obiettività, analizzare tutta la telenovela, dicendo la nostra, perché ne abbiamo diritto vista l’assiduità, la costanza e la professionalità con il quale abbiamo seguito la vicenda.
Tutto ebbe inizio in quel di giugno, fine giugno, quando, mentre Angelozzi, diesse del galletto, e Marotta, boss della Juventus, archiviavano e sistemavano gl’ultimi tasselli dell’affare Bonucci, al Bari, nella persona di Giampiero Ventura, venne un idea: chiedere Giovinco, attaccante di talento emarginato dal neo tecnico della Juventus, alla Vecchia Signora. Marotta, quasi sorpreso, si disse subito disposto alla trattativa, salvo poi far capire che tutto dipendesse, però, dalla volontà della formica atomica. Angelozzi, giacca in spalla, fece un sorriso al buon Marotta dicendogli di avere tempo, pazienza a sufficienza per aspettare il ragazzo. Ci si strinse la mano, come da sodalizio oramai consumato grazie alle trattative Bonucci ed Almiron, è Guido lasciò Torino.
Il dg bianconero non perse tempo. Contattò il duo D’Amico-Pasqualin, mettendoli a conoscenza di questa possibilità di trasferimento. D’Amico, subito entusiasta. Pasqualin, invece, un po imbronciato. Ma pazienza, l’importante è il bene del ragazzo, che ha voglia e necessità estrema di tornare a fare quello che meglio gli riesce, ovvero il giocatore di calcio.
Nel frattempo, in quel di via Torrebella, il patron del Bari Calcio, Vincenzo Matarrese, a colloquio con Ventura ed Angelozzi, diede il suo benestare alla trattativa, limitando però il buon Guido solo al prestito secco del ragazzo. Poco male, perché Marotta sapeva da subito che il Bari non avrebbe comprato, ne per intero e ne per la metà, il giocatore, e gli stava anche bene così. Non sarebbero stati i 3,5 ml di euro della metà del cartellino dell’attaccante ad arricchire le casse della società torinese.
Nel frattempo, mister Ventura, al settimo cielo per la possibilità di avere la formica atomica, decide d’incontrare direttamente il ragazzo, per meglio spiegargli le possibilità e il giocattolo che gli sarebbe stato affidato e/o costruito a sua misura. Incontro “segreto” a Verona, senza fare nomi di ristoranti. Angelozzi, Giovinco e Ventura, tra un bicchiere di vino e di un caffè, che parlano contenti del futuro prossimo del ragazzo e, di conseguenza, del Bari Calcio. Il fantasista è entusiasta dei racconti e dei romanzi di mister Ventura. Dipendesse solamente da lui, firmerebbe carte false pur di approdare in Puglia.
Nel frattempo, però, il gatto e la volpe stanno lavorando. Parma, Genoa ed Arsenal, sondano il terreno per il ragazzo. La proposta più allettante, quella di Leonardi, ds del Parma di Ghirardi, che paventa subito la possibilità di acquisire il giocatore in comproprietà. Base d’asta, 3.5 milioni di euro. La notizia fa subito il giro d’Italia. Arriva, come ovvio, anche alle orecchie di Angelozzi e compagnia bella, che subito contattano la Juventus per essere delucidati sull’evolversi della trattativa. Marotta, con voce pacata e tono rassicurante, comunica al Bari che nulla è stato deciso e che è ancora tutto da pianificare. D’Amico, procuratore giovane dal cuore grande, sa che Giovinco vuole sposarsi con mister Ventura e non con Marino, allenatore parmense. Inizia un tam-tam di chiamate ed incontri con Angelozzi, utili, secondo l’agente, a convincere il Bari ad osare e alzare la posta. Pasqualin nel frattempo, pranza e cena con Leonardi nemmeno fosse l’amante, o la moglie, fate voi. Il legame tra i due tranquillizza il Parma, sicuro che le pressioni del procuratore amico, nel tempo, avrebbero fatto la differenza. Telenovela aperta, incominciata. Giovinco, chiuso in un silenzio quasi assordante e i due agenti alle prese con giornali e giornalisti a smentire, confermare e depistare qualsiasi fuga di notizia. Lo hanno fatto anche con Tuttobari.com, a più riprese, ma questo fa parte dei giochi.
I giorni passano e Marotta, vero giudice di gara nella staffetta a due tra Bari e Parma, incomincia a vacillare. E’ confuso, spegne addirittura il cellulare. Non sa più chi accontentare, se il Parma, sponsorizzato da Pasqualin, o il Bari, appoggiato da D’Amico. A questo punto, mette via i sentimenti e le parole promesse, e la mette sui soldi. Annuncia che l’affare Giovinco si fa solo con denari e non più a mo di favore. Il Bari, scosso dalla notizia, entra in confusione. Le casse di via Torrebella non consentono grandi cose, grosse offerte alla società piemontese. Si studia, quindi, la strada miglior per non perdere il giocatore. Prestito oneroso e/o prestito oneroso con diritto di riscatto della metà fissato a 3,5 milioni di euro, gli stessi promessi dal Parma, che si dice però disposto a versarli immediatamente e non dopo un anno. Marotta, giudice supremo, nascondendosi dietro la chiacchiera che dev’essere il ragazzo a decidere del suo futuro, viene catturato ed abbagliato (ma come può?!?) da quei quattro denari che Ghirardi mette sul piatto.
Si arriva al foto finish. Il Bari, per bocca del direttore Angelozzi, ufficializza la sua offerta: prestito oneroso, con tanto di pagamento dell’intero ingaggio, e diritto di riscatto per la prossima stagione della metà del cartellino. Il Parma, dal canto suo, avanza la sua proposta che, guarda caso, pareggia quella del Bari con una sola, piccolissima, differenza: il diritto di riscatto da esercitare per forza e non per scelta, nel senso che il giocatore, alla fine del campionato che partirà il 29 di agosto, diventerà, volere o non volere, per metà del Parma.
Giovinco è confuso. Da un parte l’angelo che gli dice Bari e, dall’altra, il diavolo che lo spinge a Parma. La palla, adesso, passa a Marotta, che ha già deciso di assecondare Pasqualin, procuratore amico di Leonardi.
Com’è andata a finire, lo sappiamo bene tutti oramai. Il ragazzo, nella giornata di ieri, ha firmato con il Parma. Volontà sua? Mah, ci sono forti dubbi su questo punto. Marotta, come un affamato, ha scelto Parma, perché il club emiliano ha di fatto assicurato i 3.5 milioni alla Juventus, cosa che il Bari non ha voluto fare. Mancanza di progetti? Pochezza di risorse economiche? Poca voglia di diventare grandi? Fate voi, ognuno è libero di pensarla come vuole. Il Bari non si è piegato al gioco meschino che qualcuno ha voluto fare. Ha offerto quella che riteneva più opportuno per un giocatore sì di talento ma che negl’ultimi due anni ha gustato più gelati in panchina che palloni sul campo. Ha promesso tanto amore al ragazzo, alla quale veniva garantita fiducia incondizionata e stima infinita. Ventura gli avrebbe affidato le chiavi della sua cara topolina. Evidentemente, il ragazzo, non sa guidare veramente e, il suo enturage in comunione con Marotta, ha messo al primo posto quattro denari a discapito del giocatore, che va si in una grande squadra, ma che rinuncia, comunque, ad una piazza importante e molto calda, che lo avrebbe ricoperto d’affetto come nessuna altra piazza in Italia è capace di fare, oltre ad un progetto tecnico-tattico che lo avrebbe esaltato a dovere. E poi, c’è da scommetterci, il Bari lo avrebbe riscattato la prossima stagione. Lo poteva fare adesso? Forse, ma forse si è sentito tradito e poco considerato da un ragazzo a cui, ancor prima del matrimonio, era stato regalato e promesso amore, e pure tanto.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 06 agosto 2010 alle 10:08
Autore: Andrea Dipalo
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