"Cassano non è John Wayne"

 di Redazione TuttoBari  articolo letto 11466 volte
"Cassano non è John Wayne"

E così il nostro Antonio ha acciuffato l’ultimo contratto, e pure nel freddo nord. Ultimo perché a 35 anni, dopo un lunghissimo fermo (esempio Brienza) nonché alla luce de personaggio, diciamolo: lo vedreste voi nel ruolo di opinionista su Sky, telecronista o conduttore di programmi sportivi? E come allenatore ve lo immaginate? Dopo una settimana negli spogliatoi ci sarebbero solo panche che volano e sputi in faccia. Peraltro anche fra trent’anni la fortuna sin qui accumulata rimarrebbe a Fantantonio pressoché intatta anche se d’inverno accendesse il caminetto di casa con i dollari al posto dei cubetti di cera d’api. Ma non è di questo che voglio parlare. Dunque, immaginate che fra molti anni un nostro nipotino apra un almanacco di storia del calcio, legga e veda qui e là di un certo Cassano da Bari e se ne faccia l’idea, e che poi un suo amichetto gli chieda: “Conosci un giocatore di tanti anni fa che si chiamava Cassano?”. Io penso che gli risponderebbe: “Chi, quello delle cassanate?”. Immaginate ora invece che cosa sarebbe successo se il nostro illustre concittadino avesse prodotto il nobile gesto di giocare gratis, e dico e sottolineo gratis, l’anno dell’ultimo suo campionato per la città dove è nato, per quella terra che lo ha amato alla follia di un amore totale e senza compromessi, perdonandogli tutto, ed aggiungo doverosamente gratis per la sua terra, quella che gli ha concesso l’opportunità di diventare quello che è stato. La cosa sarebbe andata sui titoli dei giornali e delle testate, sportive e non, di tutto il mondo, ed il nostro nipotino di prima che guarda la storia del calcio avrebbe nel suo immagin
 ario cancellato con un colpo di spugna le cassanate, rispondendo all’amichetto: “Certo che lo conosco, è quello che ha giocato gratis per la maglia della sua città”.
Ogni personaggio che abbia in qualche modo inciso nella storia dell’uomo da sempre viene ricordato sinteticamente per qualche peculiarità geniale, artistica, ovvero per qualche cosa di importante che egli abbia fatto, tanto da rappresentarne simbolicamente il distillato della sua vita: Pavarotti per una sciarpa, Mennea la Freccia del sud, Berlusconi per quello che sapete. Esiste però un’altra categoria di azioni meritevoli di comparire nella “Hall of fame” dell’uomo, quella dei “gesti nobili”, che sono però rari e difficili da intraprendere, ad appannaggio dei più grandi. Ce li racconta la storia, compresa quella dello sport, ma anche gran parte della filmografia americana, in particolare quella di guerra, laddove vengono esaltati, anzi mitizzati, valori quali altruismo, coraggio, amore per la nazione, onore, senso di appartenenza e così via.
Per questo Antonio Cassano per l’immaginario dei nostri pronipoti non sarà mai come John Wayne, ma quello che uno spontaneo neologismo lo ha cristallizzato nella sua “essenza extra-sportiva: “quello delle cassanate”. Peccato, e non per gli almanacchi del calcio, per lui.

Villy Calabrese

Scrivi anche tu le tue impressioni, le tue idee e le tue domande sul Bari all' indirizzo e-mail laletteradeltifoso@tuttobari.com.