La maggiorparte dei tifosi baresi preferirebbe addirittura ripartire dalla Serie D o dall'Eccellenza piuttosto che continuare ad avere l'attuale proprietà. Basta questo per far capire come il disastro sportivo che ha risucchiato il Bari nel baratro della Serie C abbia ufficialmente aperto la fase più buia e tormentata dell'intera gestione targata Filmauro: a quasi due settimanale dal verdetto del campo, la contestazione nei confronti della proprietà ha superato i confini classici degli spalti per trasformarsi in un'azione coordinata e istituzionale che sta riempiendo le pagine dei giornali e infiammando la piazza. Per Luigi De Laurentiis si tratta senza mezzi termini del punto più basso dal 2018 a oggi: un isolamento totale in cui il fallimento tecnico si intreccia a una crisi di reputazione ormai del tutto irreversibile.
La spaccatura con la città si è materializzata negli ultimi giorni attraverso una mobilitazione civile senza precedenti, culminata in una petizione nata per spingere la proprietà alla resa definitiva e alla riconsegna del titolo sportivo: un'iniziativa forte che ha raccolto la sponda politica del consigliere Fabio Romito e che potrebbe essere portata direttamente nelle sedi istituzionali per certificare l'urgenza del cambiamento. Il documento ha trovato subito la firma del giornalista Michele Salomone e il sostegno appassionato di vecchie glorie amatissime come Jean François Gillet, Ionut Rada e Sergio Almiron, oltre all'adesione di esponenti della cultura locale come Nicola Pignataro e di tantissimi sostenitori residenti nel nord Italia e all'estero: una compattezza trasversale che dimostra come il tessuto sociale biancorosso stia reagendo al dolore alzando un muro invalicabile attorno a chi ha ridotto il club a un semplice asset aziendale da spremere.
A rincarare la dose in questo scenario di totale rigetto ci ha pensato il sindaco Vito Leccese, autore di un intervento durissimo e nient'affatto scontato che ha dato voce al sentimento di un intero popolo ferito: il primo cittadino ha infatti alzato le barricate di Palazzo di Città pretendendo con insistenza risposte chiare sui piani futuri e arrivando a mettere apertamente in discussione la concessione dello stadio San Nicola per il prossimo campionato, tant'è che la società sta ancora cercando alternative dopo il no anche dello stadio di Altamura.
Un braccio di ferro istituzionale che poggia sul tradimento di quel dovere morale scritto nei fatti al momento del subentro a parametro zero: un business plan di crescita sistematica che la proprietà ha calpestato a furia di scelte scellerate e di un trattamento da palese succursale, testimoniato dai passaggi agevolati dei migliori calciatori sull'asse Bari-Napoli.
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