In questi tempi, soprattutto a Bari, parlare di multiproprietà diventa materia complicata e soprattutto sgradita. Se a farlo è un avvocato come Grassani, che a lungo ha rappresentato la famiglia De Laurentiis, diventa difficile da accettare e ai limiti del provocatorio. Nelle sue parole, riprese da Antenna Sud, ha detto: "Quello tra Bari e Napoli è l’unico modello ancora in essere nel nostro sistema calcistico. Se guardiamo alle altre competizioni, queste tipologie di controllo o multiproprietà sono molto più frequenti. Forse è il nostro Paese che fa difficoltà a fare rete e non consente, dal punto di vista normativo ed esperienziale, una prospettiva che potrebbe portare vantaggi. Le multiproprietà, a mio avviso, non conoscono limitazioni territoriali. La modalità di controllo di più club in una prospettiva globale può determinare benefici maggiori rispetto a una gestione solo nazionale. Certamente il nuovo presidente federale dovrà rivalutare la norma".
Invitare il nuovo Presidente, chiunque esso sia, a rivalutare la norma e giudicare la multiproprietà come un processo che potrà portare diversi vantaggi appare come uno sbeffeggio verso la città di Bari, alla luce di otto anni che hanno riportato i galletti, a conti fatti, dalla D alla C.
Grassani ha, inoltre, aggiunto:"Il fatto che la FIGC adotti al momento norme che sono le più restrittive rispetto ad altre federazioni continentali e non solo è un dato di fatto. Il paletto del vincolo parentale e di affinità è una sfida da affrontare che pone delle considerazioni anche nel tema della competitività dei club italiani nel contesto europeo e mondiale. Se ci sono soggetti in grado di dimostrare indipendenza economica, capacità gestionale e hanno voglia di investire nel settore calcio, a questi deve essere data la possibilità di potersi misurare anche se hanno un cognome simile o un legame di parentela o affinità che non ha eguali in altri paesi".
Le stesse considerazioni fatte prime si possono ripetere a seguito di quest'altra dichiarazione. La multiproprietà, almeno a Bari, ha fallito. Ed è assolutamente un problema di cognome se alla casa madre si spendono centinaia di milioni e nella squadra secondaria non si prova neanche a investire nel mercato di gennaio, cercando di rimettere in piedi una squadra assortita in maniera indecente in estate. A Bari non è stato fatto neanche questo e i biancorossi hanno meritato di retrocedere. In tempi come questi si abbia, perlomeno, il buonsenso di tacere. Le umiliazioni e gli schiaffi sono stati tanti, troppi in questi anni. Le parole di Grassani, soprattutto in tempi come questi, risultano preoccupanti e particolarmente allarmanti.
La supponenza della proprietà è arrivata persino a sfidare la pazienza di un Sindaco, che sta cercando da giorni un pacifico incontro e che sta provando salvare la squadra della sua città. La multiproprietà sarà giudicata solamente dagli organi federali,da nessun altro. E ci si augura che a Roma siano guidati da un minimo di buonsenso ma anche dall'umanità di non far morire, definitivamente, una piazza come Bari.
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