48 ore dopo, a mente un po’ più fredda, resta soprattutto una cosa: il Bari vince. E in questo momento, forse, è davvero ciò che conta più di tutto. Il resto può aspettare. Non perché non ci siano problemi, ma perché una squadra che deve ricostruire identità, condizione e fiducia ha bisogno innanzitutto di punti. Contro il Cosenza è arrivato il quinto successo in sette giornate, il secondo consecutivo, e il gol di Maggiore ha consegnato ai biancorossi la vetta a quota 16.

Poi, naturalmente, c'è tutto quello che la classifica non racconta. Il Bari non ha ancora convinto fino in fondo. Anche contro il Cosenza la prestazione è stata a lungo poco brillante, con una manovra che fatica a decollare e una squadra che non sempre riesce a imporre il proprio gioco. Il risultato, però, ha finito per mettere in secondo piano le imperfezioni: dopo il vantaggio, il Bari ha gestito meglio la partita e ha concesso poco, portando a casa una vittoria che, per quanto non spettacolare, pesa esattamente quanto quelle ottenute giocando meglio.

E allora forse è proprio questo il punto da cui ripartire: non chiedere oggi a questa squadra di essere già quella che dovrà essere tra qualche mese. La stagione è ancora lunga, il gruppo è stato profondamente rinnovato e alcuni giocatori sono arrivati tardi. Serve tempo perché i meccanismi diventino automatismi e perché le gambe raggiungano una condizione fisica realmente ottimale. Se quella crescita arriverà, i risultati ottenuti nel frattempo potrebbero diventare un patrimonio prezioso.

Anche perché la classifica, intanto, non aspetta. Il Potenza ha risposto presente nel modo più rumoroso possibile, travolgendo 4-1 il Barletta e riagganciando il Bari a quota 16. Ora le due compagini guidano il girone grazie al secondo passo falso consecutivo del Sorrento, sconfitto ieri sera in casa del Foggia con il risultato netto di 2-0.

Insomma, niente trionfalismi. Il Bari è primo, ma non è ancora padrone del campionato. Ha trovato continuità nei risultati, non ancora altrettanta continuità nella prestazione. Ed è probabilmente la fotografia più corretta del momento: una squadra che vince più di quanto convinca, che ha imparato a soffrire e a capitalizzare, ma che deve ancora fare un passo avanti sul piano del gioco.

E poi c'è quell'elefante nella stanza che nessuna classifica può nascondere: il San Nicola vuoto. Una vittoria davanti a uno stadio praticamente deserto è una contraddizione difficile da ignorare. Il Bari continua a giocare e a vincere, ma lo fa dentro un'atmosfera spettrale, con il rapporto con la propria gente ancora profondamente lacerato. La partita con il Cosenza ha raccontato anche questo: in campo una squadra che prova a costruire qualcosa, sugli spalti un vuoto che racconta tutto quello che è successo negli ultimi mesi e negli ultimi anni.

Per ora, però, i numeri dicono 16 punti. E quelli non vanno sminuiti. Il Bari non sta ancora incantando, ma sta vincendo. In attesa che arrivino anche brillantezza, condizione e gioco, può bastare. Anzi, in questa fase deve bastare. Perché nel calcio, soprattutto quando si deve tornare a credere in un progetto, a volte è molto più importante avere qualcosa da migliorare partendo da una vittoria che qualcosa da rimpiangere partendo da una sconfitta.

Sezione: Copertina / Data: Lun 28 settembre 2026 alle 11:00
Autore: Antonio Testini
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