Leonardo Bitetto, per tutti “Dino”, è un tecnico apprezzato e conosciuto negli ambienti calcistici pugliesi e non. Barese, ex difensore, ha indossato la maglia della sua città in tre stagioni (’77-’78, ’80-’81 e ’81-’82) per ben 52 volte, andando anche a segno una volta. Tante le squadre, dai dilettanti all’ex C1, che lo hanno visto in panchina: Trani, Molfetta, Bisceglie, Barletta, Andria, Manfredonia e Monopoli nei nostri confini; al di fuori esperienze significative a Catanzaro, Frosinone, Giulianova e l’ultima, nello scorso campionato,a L’Aquila.
TuttoBari.com ha voluto interpellare, in esclusiva per i suoi lettori, l’allenatore, attualmente in attesa di occupazione “per la prima volta dopo sette anni” come ci ricorda. Da buon opinionista tv Dino Bitetto ha detto la sua sul Bari ed ha approfondito qualche aspetto della sua carriera che, per inclinazione professionale, ci tenevamo che fosse evidenziata.
Dopo Sassuolo e in vista del Livorno, il bicchiere in casa Bari è mezzo pieno o mezzo vuoto? “Quando si vince è sempre mezzo pieno: il successo infatti è sempre positivo ed infonde fiducia per il futuro”.
Il fatto che la squadra non riesca ad imporre e sviluppare il proprio gioco è dovuto ad un problema di condizione atletica o perché in estate non si è riusciti a fare un certo tipo di mercato? “Secondo me il primo aspetto. Lo stesso Torrente ed anche Boggia hanno evidenziato che la condizione non è al top, cosa normale visto che i giocatori sono arrivati alla spicciolata. Il gruppo però, in sé per sé, lo ritengo più che valido per la categoria”.
Obiettivamente parlando un gruppo come questo a che traguardi può ambire in questa stagione? “Personalmente sto seguendo con attenzione la serie B, non solo le gare del Bari, e devo dire che ci sono quelle tre-quattro squadre che sono strutturate meglio, però le altre non mi sembra siano (sulla carta) migliori”.
Torrente ha affermato che il Bari è da playoff. Giudizio, a suo parere, troppo frettoloso o sfacciatamente ottimista? “Non credo si sia sbilanciato. Il fatto è che quando un allenatore punta a traguardi ambiziosi, e lo dichiara come ha fatto Torrente, lo fa anche per motivare l’ambiente”.
Parliamo di lei. Attualmente cosa sta "combinando"? “Dopo sette anni in cui partivo per i ritiri stavolta non ho trovato e ho cominciato dalla tribuna. Ho avuto qualche contatto ma non se n’è fatto nulla”.
In futuro ci sarà ancora spazio per un tecnico come Dino Bitetto... “Sta diventando sempre più difficile. Noi allenatori siamo ormai un esercito sempre più numeroso e quindi diventa sempre più difficile trovare una collocazione”.
Al di là della sua esperienza da giocatore prima, e da tecnico del settore giovanile poi, non c’è mai stata un’opportunità per entrare nello staff tecnico del Bari, inteso come prima squadra? “Sono stato sempre fuori Bari, cercando di fare del mio meglio nelle diverse categorie in cui ho allenato, dai dilettanti alla C1”.
Concludendo, dopo tanta esperienza maturata nella terza serie, perché non c'è mai stata per lei un’opportunità per allenare, ad esempio, in B? “Effettivamente un’opportunità del genere non c’è mai stata. Ritengo che qui, fra Bari e provincia, ci sia un problema di fondo: non so però se sia stata un’incapacità da parte di noi allenatori oppure una mancanza di volontà nel reclamizzarci in palcoscenici ambiziosi che ci tarpa le ali. A ciò va aggiunta anche una mancanza di dirigenti di spessore, come possono essere i vari Valentino e Mazzilli che però hanno fatto fortuna fuori, i quali possano loro stessi ambire a società della massima serie. In tal senso il Bari stesso ne è un esempio non avendo avuto poi tanti dirigenti e tecnici locali, eccezion fatta (nel secondo caso) per Lello Sciannimanico”.
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