Tra i direttori sportivi che più hanno incarnato lo spirito romantico del calcio c'è Rino Foschi, che si è raccontato a cuore aperto ai nostri microfoni cominciando dalla sua autobiografia che si intitola "Il mago del calciomercato", in cui racconta la sua carriera ricca di tanti aneddoti e riflessioni: "Il libro parla della mia storia calcistica. Da quando ho cominciato con il primo corso a Coverciano con tutti i migliori direttori sportivi d'Italia. Prima del corso avevo iniziato a lavorare a Messina, ma ero ancora un principiante. Dopo ho fatto Trento, Modena, Verona, Carpi, Palermo, Genoa, Torino, Cesena. Ho vinto sei campionati e un approdo in Europa. Nel libro scrivono anche Guidolin e Prandelli che mi conoscono bene e hanno scritto i miei pregi e difetti". 

Numerosi sono stati i colpi di mercato da lui compiuti, ma anche un noto affare saltato: "Ho visto Ibrahimovic quando ero a Verona. Ero con Pastorello e vidi un ragazzo giovane e spensierato. Era un buon giocatore, ma era un po particolare. Non mi innamorai di lui, lo bocciai. Alla fine non si fece niente perché andò all'Ajax per 18 milioni". La sua figura è legata tantissimo al Palermo, facendo le fortune del presidente Zamparini, che è diventato una fucina di talenti di enorme livello: "Miccoli l'ho portato io in Italia ma non l'ho ceduto poi all'estero. Ci sono state chiacchiere di un suo possibile trasferimento al Real Madrid, ma non sono vere. A Palermo oltre a lui ho avuto grandissimi altri calciatori come Cavani, Toni, Liverani, Ilicic, Grosso, Barzagli, Zaccardo, Sirigu, Balzaretti, Barone, Belotti, Vazquez e tanti altri".

Foschi ha avuto numerose intuizioni grazie ad un modus operandi che si è rivelato vincente: "Ero uno dei pochi italiani che girava il mondo e che aveva osservatori da tutto il mondo, come ad esempio Dunga in Brasile. Avevo un gruppo di lavoro molto importante ed a capo c'era Beppe Corti. Tra i miei migliori acquisti ci sono Amauri, Toni, Zaccardo, Oddo, Frey e Camoranesi. Dei 22 giocatori che hanno vinto il Mondiale del 2006, io ne ho avuti ben 11".

Il direttore ha poi paragonato il modo di agire oggi sul mercato rispetto al passato: "Il calciomercato è cambiato completamente. Oggi manca la passione di un tempo a livello dirigenziale. Oggi l'unica priorità è il business ed è sparita la passione di 10-15 anni fa. Oggi ci sono bravi allenatori, ma molte squadre sono fatte addirittura utilizzando algoritmi e l'intelligenza artificiale. Io invece osservavo i calciatori da prendere sul calcio e per strada, andando a vedere come si comportavano anche fuori dal campo. Fresi l'ho scovato in un cortile, Signori era uno scarto e poi è diventato forte".  

Ed ancora la sua opinione su alcuni dirigenti italiani: "Oggi i giovani si prendono all'estero e ci sono poche proprietà italiane. Di queste a me piace molto Cairo, che è molto criticato a Torino. C'è De Laurentiis che è molto bravo ma giustamente a Bari viene contestato per la questione multiproprietà. Anche qui si tratta di un discorso più industriale che calcistico. Ho avuto che fare con i più grandi presidenti. Ad esempio con Lotito ricordo bene una trattativa con le buste per portare Makinwa alla Lazio e sono riuscito a fargli aumentare l'offerta guadagnando diversi milioni. Lui era un tipo particolare, molto scaramantico, ed era faticoso trattare con lui. Invece con Zamparini ho lavorato ben dieci anni, sono stato il collaboratore più fidato. Stimo molto Marotta con cui sono legato da una grandissima amicizia. Sono sicuro che i futuro sarà un grande dirigente della FIGC".

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 18 marzo 2026 alle 09:00
Autore: Cesare De Pasquale
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