A vent’anni Francesco Flachi era un talento cristallino. Nel corso della nostra intervista in esclusiva ha raccontato come ancora oggi, col senno di poi, si guarda indietro con la lucidità di chi ha imparato a conoscersi. "Al Flachi di vent’anni direi di capire prima che quello era il suo lavoro. La mia spensieratezza era il mio pregio, ma anche il mio limite. Ho perso tempo, magari avrei fatto una carriera ancora migliore. Dico sempre che ho buttato via il 40% della mia carriera. L’istinto è una bella cosa, ti fa fare magie, ma può anche fregarti. Nella vita non si torna indietro, ma si può insegnare ai figli e ai giovani a non fare gli stessi errori".
Il dolore più grande è stato restare lontano dal campo. "La squalifica - scattata dopo la positività alla cocaina durante un controllo antidoping mentre militava nel Brescia - mi ha segnato profondamente. Quando vedi un pallone, anche a cinquant’anni, ti viene ancora voglia. Per questo qualche anno fa ho provato a tornare: ho fatto due stagioni, una promozione, dieci gol entrando dalla panchina. Ma non era più il mio campo, il mio mondo. Ora ho scelto di provare a fare l’allenatore. Voglio capire se sono all’altezza, se riesco a trasmettere qualcosa ai ragazzi".
Il suo sguardo sul calcio di oggi è lucido, forse un po’ nostalgico. "È cambiato tutto: le partite, il ritmo, i rapporti. Da fuori lo vedo freddo. Manca l’appartenenza, manca l’amore per quello che si fa. Questo raffredda anche il rapporto con il pubblico, con i tifosi. Ed è un peccato, perché il calcio è passione vera. Quando non c’è, ci manca".
Gli chiediamo se c’è un attaccante che lo emoziona. "Se parliamo di caratteristiche, dico Raspadori. È uno che ha bisogno di fiducia, di sentire l’emozione, e ha qualità per diventare un grande. Ma oggi se ne vedono pochi con le stesse corde emotive".
E il Bari di oggi? Flachi lo segue, e tifa da lontano. "È tornato in Serie B, ha ritrovato una dimensione dopo anni difficili. Ma Bari ha bisogno della Serie A. Quell'astronave piena fa bene a tutto il calcio italiano. Quest’anno è stata dura, ma spero che con il nuovo ciclo si possa ripartire".
Proprio ieri è arrivata la nomina di Fabio Caserta come nuovo allenatore. "Lo conosco, ha fatto bene a Cosenza e a Catanzaro, anche come gioco. L’ho incrociato, abbiamo parlato, è uno con le idee chiare. Gli auguro il meglio. A volte serve cambiare, portare volti nuovi, idee fresche, motivazioni diverse. Sono fiducioso anche tatticamente per qualcosa di positivo".
Sul tema più caldo della tifoseria, quello societario, Flachi preferisce la cautela. "Non conosco bene la situazione, quindi non mi sembra giusto giudicare. Mi auguro solo che chi guida il Bari lavori davvero per il bene del Bari".
E prima di salutarlo, gli chiediamo un messaggio per i giovani. La risposta è istintiva, proprio come lui. "Lo stesso che do a mio figlio: non buttate via neanche un minuto, in allenamento o in partita. Perché il destino può cambiare tutto in un secondo".
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