Dopo la retrocessione in Serie C e l'addio di Valerio Di Cesare, il Bari si trova davanti a una delle decisioni più importanti degli ultimi anni: scegliere l'uomo a cui affidare la ricostruzione. Non una semplice sostituzione in organigramma, ma una scelta destinata a indirizzare il futuro del club.

Non è un caso che i nomi che stanno circolando in queste settimane abbiano tutti un denominatore comune: l'esperienza. Da Pierpaolo Marino a Guido Angelozzi, passando per altri profili navigati, il Bari sembra orientato verso dirigenti che abbiano già vissuto promozioni, crisi societarie e ricostruzioni. Difficile pensare diversamente dopo quanto accaduto nell'ultima stagione.

Tra i nomi più suggestivi c'è sicuramente quello di Pierpaolo Marino, dirigente che nel calcio italiano rappresenta quasi un'istituzione. Per lui parlano i risultati e una carriera costruita tra Napoli, Udinese, Atalanta, Pescara e Avellino.

C'è poi un dettaglio che non passa inosservato: Marino conosce molto bene la famiglia De Laurentiis. Fu infatti uno dei primi uomini scelti da Aurelio De Laurentiis per la rinascita del Napoli dopo il fallimento del 2004. Da direttore generale guidò il club partenopeo dalla Serie C fino alla Serie A e alle soglie della Champions League, costruendo le basi del Napoli moderno attraverso intuizioni diventate poi leggendarie come gli acquisti di Marek Hamsik ed Ezequiel Lavezzi. 

Per cinque anni fu il principale riferimento tecnico del progetto azzurro, accompagnando Aurelio De Laurentiis nei suoi primi passi nel mondo del calcio professionistico. (ilnapolionline.com) Un rapporto che si concluse nel 2009, ma che resta comunque una parte importante della storia di entrambi.

L'altro nome che infiamma la piazza è quello di Guido Angelozzi. Se Marino rappresenta l'esperienza istituzionale, Angelozzi è il simbolo del dirigente capace di trasformare le idee in risultati. I tifosi baresi lo ricordano ancora per la "meravigliosa stagione fallimentare" del 2013-14, quando costruì una squadra che sfiorò la Serie A nonostante il caos societario.

Da allora il suo curriculum si è ulteriormente arricchito. Ha contribuito alla crescita del Sassuolo europeo, ha portato lo Spezia alla prima storica promozione in Serie A e ha guidato il Frosinone verso un'altra promozione nel massimo campionato. Ovunque è passato ha lasciato una traccia evidente, soprattutto nella scelta degli allenatori e nella valorizzazione dei talenti.

Ed è probabilmente questo il punto centrale della riflessione che sta facendo il Bari. Dopo una stagione culminata con una retrocessione storica, non serve soltanto un uomo mercato. Serve qualcuno che conosca la categoria, sappia costruire un progetto e soprattutto abbia già affrontato situazioni complesse.

La Serie C non è un campionato per apprendisti. Lo dimostrano le difficoltà incontrate negli anni da tante piazze blasonate. Per questo motivo il profilo che sembra emergere è quello del dirigente navigato, capace di assumersi responsabilità e di reggere la pressione di una piazza ferita ma ancora affamata di riscatto.

Da Marino ad Angelozzi, passando per eventuali alternative che potrebbero emergere nelle prossime settimane, il messaggio appare chiaro: il Bari cerca un uomo che abbia già visto tutto. Perché dopo la retrocessione non c'è più spazio per gli esperimenti. E la prossima scelta potrebbe valere molto più di una semplice nomina dirigenziale.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 11 giugno 2026 alle 14:00
Autore: Antonio Testini
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