Da qualche giorno si fa fatica a parlare di altro: l'interessamento certificato della società statunitense Stadio&Co con la maxi proposta da 250 milioni di euro al Comune di Bari per la rigenerazione degli stadi cittadini San Nicola e Della Vittoria in vista di Euro 2032, fa sperare ma apre anche inevitabilmente la scatola dei ricordi (amari).

La storia recente del Bari è costellata infatti di fiammate improvvise, suggestioni internazionali e dossier societari rimasti chiusi a chiave nei cassetti: un lungo filo rosso fatto di abboccamenti, cordate misteriose e piste estere regolarmente sfumate sul più bello.

La memoria dei tifosi corre inevitabilmente a quei capitoli d'incertezza e speranza che hanno accompagnato le transizioni del club, come la famosa e mai del tutto chiarita parentesi legata all'imprenditore magnate texano Tim Barton, di Dallas, a capo della JMJ Holdings: aveva firmato un pre-contratto con la famiglia Matarrese nell'estate del 2009 per comprare la società appena tornata in Serie A. Memorabile il bagno di folla a Palese con lo striscione "Io passo a Tim".

Poi il grande bluff: dopo settimane di grande entusiasmo e promesse da parte dell'americano, alla scadenza fissata per il pagamento della caparra di un milione di euro, Barton si presentò a mani vuote, facendo saltare l'affare.

Un copione pittoresco che negli anni si è ripetuto a più riprese, alimentato da personaggi rimasti scolpiti nella memoria collettiva per la sproporzione tra le promesse sbandierate e la consistenza reale delle garanzie finanziarie: indimenticabile fu la parabola di Datò Noordin Ahmad, sedicente uomo d'affari malese legato al commercio di preziosi che nell'aprile del 2016 irruppe sulla scena con la promessa di rilevare il 50% delle quote societarie da Gianluca Paparesta, spingendosi persino a pronosticare un Bari in Champions League nell'arco di un quinquennio prima di svanire nel nulla senza versare un solo euro.

Il teatrino delle illusioni ha visto alternarsi sui taccuini della cronaca anche altre figure fugaci o solo ipotizzate, dal misterioso magnate russo apparso come un fantasma nelle trattative cittadine fino ai velati accostamenti con la famiglia Hartono o alle apparizioni di facoltosi emissari arabi giunti in Puglia quasi per caso. Su questo binario si è innestata in tempi ben più recenti la suggestione legata allo sceicco Malek Al-Sabah, una pista mediorientale avvolta nel mistero che ha spinto persino delegazioni pugliesi a viaggi di rappresentanza verso il Golfo Persico: un intreccio fatto di istantanee rubate negli scali aeroportuali e contatti riservati che, pur senza sbocchi operativi immediati, ha aperto la strada a una nuova fase caratterizzata dal pragmatismo e dai capitali d'oltreoceano, con il circolare della voce di un gruppo finanziario con sede a Los Angeles pronto a rilevare una quota di minoranza per affiancare la proprietà attuale. Una trattativa che aveva trovato un riscontro concreto nelle parole dello stesso Luigi De Laurentiis, il quale aveva ammesso pubblicamente l'esistenza di interlocuzioni avanzate con due distinti soggetti esteri e la firma dei relativi accordi di riservatezza: una mossa comunicativa utile a rasserenare la piazza dopo le tensioni legate alle prestazioni sportive, ma che portò poi a un dialogo rimasto finora sospeso.

Ecco perché oggi il dossier presentato dalla società guidata dall'imprenditore americano Gregory Vaughn, assume un peso specifico del tutto differente e riaccende l'entusiasmo della tifoseria. Tra gli appassionati e gli addetti ai lavori il ragionamento appare consequenziale: destinare una somma così imponente al maquillage delle infrastrutture senza acquisire la proprietà del club - rilevabile per cifre nettamente inferiori - risulterebbe un'operazione priva di logica finanziaria: si sogna così che il restyling dell'impianto diventi il mezzo per l'ingresso definitivo della società a stelle e strisce alla guida del Bari.

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 28 settembre 2026 alle 18:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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