Gli anni Settanta del Bari erano soprattutto gli anni del presidentissimo Angelo De Palo ma anche gli anni di una delle difese più forti della storia del club biancorosso. Quella difesa era rappresentata dalla dedizione e dalla immensa professionalità di Vittorio Spimi. L'arcigno e forte difensore romagnolo arrivò a Bari nel 1969 per rimanerci sino al 1976. Si distinse per essere subito uno degli stopper più promettenti di quegli anni e il presidente De Palo non si lasciò scappare l'occasione per prenderlo. Veniva dalle brillanti esperienze nella sua Romagna che lo avevano visto protagonista nel Forlì e nel Cesena. Un giocatore subito notato per la sua grande capacità di saper mantenere la posizione ma anche per la sua grande abilità nel fermare le velleità dell'attaccante avversario.
Spimi si ambientò subito a Bari, diventando uno dei leader della difesa insieme a Galli costituendo un muro davvero invalicabile. Grande animosità in campo ma anche grande senso di appartenenza. Spimi riusciva a sintetizzare tutte le qualità del difensore di quell'epoca. Per la sua abnegazione, Spimi divenne un vero e proprio idolo del tifo biancorosso e, proprio per le caratteristiche suddette, diventò anche per un periodo il capitano della squadra. Fu voluto a tutti i costi dall'allora tecnico del Bari Oronzo Pugliese e i risultati furono davvero egregi.
Con il Bari, Spimi ha disputato 251 partite realizzando in totale due reti. Ha giocato in una fase il cui il Bari aveva giocatori importanti e che sono passati alla storia del club biancorosso. C'è un episodio in particolare che dimostra l'attaccamento ai galletti di Spimi. Nella sfida contro il Catanzaro giocata allo stadio San Paolo di Napoli che valeva la promozione in serie A datata 27 giugno 1971, il Bari vide sfumare quel sogno di tornare in A per via di una rete di Mammì, giocatore della squadra calabrese, apparso a molti viziato da un fallo di mano. Un episodio che Spimi racconta sempre con tanto dolore in quanto c'era davvero la convinzione che quel Bari potesse farcela. Quell'episodio, sul momento, sconfortò tutta la squadra e, al termine della partita, Spimi, insieme ai compagni Muccini e Pianti, non riuscì a trattenere le lacrime sia per esser convinti di essere stati vittima di un'ingiustizia sia per la certezza di aver perso un'incredibile occasione per tornare in A. Ancora oggi Spimi ricorda quell'evento con rammarico enorme non riuscendo neanche in questo caso a trattenere l'emozione.
Questo era il "duro" Spimi. Un difensore forte e poderoso ma con il cuore pieno di amore e di passione per il Bari.
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