Se a Bari si parla di Biagio Catalano in tantissimi si emozionano e non nascondono una certa commozione. Forse anche più di Raffaele Costantino, Biagio Catalano ha rappresentato il primo vero esempio di baresità su un campo di calcio, indossando quell'amata maglia biancorossa per dieci anni da calciatore e continuando a lavorare e a dare tutto se stesso per la causa biancorossa da vice allenatore dal 1979 al 2001.
Catalano nasce a Bari nel quartiere Libertà da una famiglia di calciatori. Suo fratello, infatti, era stopper ma Biagio cresce con la voglia di fare gol e lo si capisce subito da quando comincia a tirare i primi calci al pallone sui campi dell'istituto Redentore, un luogo che sarà profetico e simbolico per la vita di Biagio. Fu arruolato all'inizio nei pulcini del Bari dove venne seguito da Onofrio Fusco, vecchio calciatore biancorosso degli anni Quaranta. La sua crescita fu esponenziale tanto che si decise in breve tempo di farlo inserire nelle formazioni giovanili anche con compagni di età superiore. Fu Federico Allasio che lo fece debuttare in prima squadra nella stagione 1956-57 nel campionato di serie B. Il suo esordio con la maglia del Bari fu il 17 marzo 1957 a Monza e l'emozione che travolse il buon Biagio fu immensa.
Il grande giorno arriva l'11 gennaio 1959 quando Catalano debutta con la maglia biancorossa in serie A diventando titolare fisso ed essendo già da tempo un punto di riferimento importante dell'attacco del Bari. Importantissima fu la stagione 1962-63 quando Catalano divenne determinante per il ritorno del Bari in serie A con le sue diciassette reti segnate ed essendo, cosi, portato in trionfo insieme a tutta la squadra dall'intera tifoseria del Bari. Con i biancorossi Biagio Catalano ha vissuto la fase più luminosa della sua carriera, diventando una sorta di amuleto e di simbolo straordinario di tutta la città. Sono numeri impressionanti quelli che colleziona Catalano con il Bari. In dieci anni di militanza biancorossa dal 1956 al 1965, Catalano realizza 49 gol in 190 presenze, diventando, cosi, il quinto cannoniere di tutti i tempi della storia dei galletti. Il "Sivori del Sud", cosi come soprannominato dalla stampa europea, diventa, di diritto, un'icona assoluta della storia del Bari.
La presenza fondamenale di Catalano nella storia del Bari, tra l'altro, non finisce da calciatore ma prosegue anche in panchina, essendo stato allenatore in seconda della formazione biancorossa dal 1979 al 2001. Si ricorda in particolar modo il suo grande feeling con Antonio Renna. Di lui verranno ricordate la passione, la competenza, la lealtà e le grandi doti tecniche e umane. Una persona che ha saputo unire il cuore biancorosso alla qualità sopraffina di un calciatore unico nel suo genere, considerando l'epoca in cui giocò. E' di sicuro da considerare uno di quei calciatori da inserire nel Pantheon biancorosso dove riposano i migliori di tutti i tempi. Proprio per le sue imprese calcistiche con il Bari, per il suo attaccamento sempre dimostrato in campo e per quello che ha rappresentato per lunghissimo tempo, la città gli ha dedicato due luoghi simbolici. Il primo è la sala ospiti dello stadio San Nicola, il secondo è il campetto del Redentore che ha visto Catalano crescere sin da bambino.
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