Con la retrocessione in Serie C cambia tutto. Cambia la categoria, cambia il livello delle avversarie, cambiano le prospettive economiche e, inevitabilmente, dovrà cambiare anche il volto del Bari. La sensazione è che quella che si presenterà ai nastri di partenza del prossimo campionato sarà una squadra profondamente diversa da quella vista naufragare al Druso. Del resto, non potrebbe essere altrimenti.
La Serie C impone logiche differenti. Meno risorse economiche, meno margini di errore e una tipologia di campionato che richiede caratteristiche spesso diverse rispetto alla Serie B. Servono fame, intensità, conoscenza della categoria e soprattutto giocatori pronti a reggere la pressione di una piazza che non accetterà un altro campionato anonimo.
Il primo effetto della retrocessione riguarda inevitabilmente il monte ingaggi. Molti contratti dovranno essere rivisti e diversi calciatori, soprattutto quelli con stipendi importanti o con mercato nella categoria superiore, difficilmente resteranno. Nelle ultime settimane si è già parlato dei tanti addii tra prestiti e scadenze, ma il tema riguarda anche diversi elementi sotto contratto.
Giocatori come Michele Cerofolini, Mehdi Dorval, Francesco Maggiore, Dickmann, Verreth o lo stesso Moncini rappresentano profili che potrebbero ricevere offerte dalla Serie B. Il Bari dovrà capire se sarà in grado di trattenerli oppure se sarà costretto a monetizzare e ripartire da altre basi. In alcuni casi la scelta potrebbe essere tecnica, in altri economica.
Cambia anche il valore della rosa. In Serie B il Bari aveva costruito un organico pensato almeno per una salvezza tranquilla, se non per qualcosa in più. Il campo ha raccontato altro. Ora però non basterà semplicemente mantenere buona parte di quel gruppo e ripresentarsi in C. La storia recente insegna che chi arriva dalla categoria superiore non vince automaticamente. Anzi. Le difficoltà aumentano quando manca la giusta mentalità.
Per questo motivo il prossimo mercato dovrà essere costruito con criteri diversi. Serviranno giocatori che conoscano il girone C, che sappiano cosa significhi giocare a Potenza, Cava de' Tirreni, Cerignola o Picerno. Serviranno leader veri, non soltanto sulla carta. Serviranno uomini prima ancora che calciatori.
Da qui passa anche la scelta del nuovo direttore sportivo. Chi arriverà dovrà avere piena consapevolezza del contesto. Non sarà sufficiente allestire una squadra competitiva sulla carta. Bisognerà ricostruire un'identità che negli ultimi due anni si è progressivamente sgretolata fino al crollo definitivo.
Il Bari, in fondo, si trova davanti a una nuova ripartenza. Non drammatica come quella del 2018, quando si ripartì dalla Serie D, ma comunque profonda. Perché dopo la retrocessione non basta cambiare qualche pedina. Occorre ricostruire una squadra, una struttura e soprattutto una credibilità che oggi appare ai minimi storici.
La Serie C è già iniziata. Anche se il mercato deve ancora aprire. E il Bari non può permettersi di sbagliare ancora.
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