Il problema non è solo la sconfitta. È il modo in cui arriva, è ciò che lascia. Il Bari esce dal ko contro la Carrarese con più di un dubbio e con la sensazione che, proprio nel momento in cui serviva uno scatto definitivo, la squadra si sia fermata. O peggio, sia tornata indietro. La corsa salvezza resta apertissima, ma ora si complica. E non poco. Anche perché all’orizzonte c’è un calendario che non concede tregua. Prima però ci sono almeno cinque segnali, cinque allarmi che questa partita ha acceso in modo evidente.

Il primo riguarda l’atteggiamento. Il Bari è entrato in campo con la paura di sbagliare, non con la voglia di vincere. In uno scontro diretto, in casa, questo è un peccato capitale. Per lunghi tratti è sembrata una squadra che subiva la partita invece di giocarla.

Il secondo allarme è la fragilità mentale. Appena andato sotto, il Bari si è sciolto. Nessuna reazione vera, nessuna capacità di restare dentro la gara. È un difetto che si era già visto durante la stagione e che sembrava in parte superato. Invece è riemerso nel momento peggiore.

Il terzo è una difesa tornata improvvisamente vulnerabile. Dopo i segnali di solidità delle settimane precedenti, contro la Carrarese il reparto è sembrato imbarcarsi da tutte le parti. Movimenti sbagliati, letture in ritardo, poca protezione. E quando una squadra che lotta per salvarsi perde equilibrio dietro, tutto diventa più complicato.

Il quarto allarme riguarda la fase offensiva. Il Bari crea, ma segna poco. E quando va sotto fatica tremendamente a rientrare in partita. Le occasioni non sono mancate, ma è mancata la cattiveria, la precisione, la lucidità negli ultimi metri.

E qui si arriva al quinto punto: la dipendenza da un solo uomo. In questo momento Emanuele Rao è l’unico vero faro offensivo. Quando si accende lui, il Bari vive. Quando viene limitato, la squadra fatica a trovare alternative credibili. È un problema evidente, soprattutto in un finale di stagione dove serviranno più protagonisti.

Tutti segnali che arrivano alla vigilia di un ciclo di partite durissimo. Dopo la sosta, il Bari affronterà il Modena, attualmente sesto in classifica e in piena zona playoff. Poi la trasferta contro il Monza, secondo e in corsa per la promozione diretta insieme al Frosinone. A seguire il confronto interno con il Venezia, capolista del campionato. E non finisce qui. Ci sarà la trasferta contro l’Avellino, squadra tranquilla ma insidiosa, poi lo scontro diretto con la Virtus Entella – oggi avanti di tre punti – e infine la gara contro il Catanzaro, attualmente quinto. Un percorso in salita, senza margine di errore.

È proprio per questo che la sconfitta contro la Carrarese pesa ancora di più. Perché era la partita “giusta”, quella da vincere prima di entrare nel tratto più complicato della stagione. Ora il Bari è chiamato a fare punti dove, sulla carta, sarà ancora più difficile.

La squadra di Moreno Longo ha dimostrato di poter reagire, di poter trovare risorse quando sembra spacciata. Ma adesso serve qualcosa in più: continuità, personalità, capacità di restare dentro le partite anche nei momenti negativi. Perché il tempo sta finendo. E con un calendario così, non basteranno più le fiammate. Servirà un Bari diverso. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 23 marzo 2026 alle 21:00
Autore: Antonio Testini
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