Doveva essere la partita della svolta, quella da cerchiare in rosso per dare continuità e mettere un mattone pesante nella corsa salvezza. È diventata invece la fotografia più cruda delle fragilità del Bari. Lo 0-3 contro la Carrarese al San Nicola è una sconfitta che pesa, perché arriva nello scontro diretto e perché riporta indietro le lancette dopo i segnali incoraggianti delle settimane precedenti.
Il primo tempo aveva già raccontato una storia complicata. Poche occasioni, tanti errori, ritmo basso e una sensazione diffusa di paura. Il Bari non è mai riuscito a prendere davvero in mano la partita, lasciando invece l’iniziativa agli ospiti, più ordinati e più lucidi nella gestione del pallone. I biancorossi hanno prodotto qualcosa con Rao e con un colpo di testa di Maggiore, ma senza mai dare l’impressione di poter cambiare davvero l’inerzia della gara.
Il momento chiave arriva subito a inizio ripresa. Bastano pochi secondi per rompere l’equilibrio: la Carrarese colpisce e il Bari si spegne. Da lì in poi la squadra di Moreno Longo perde ordine, si allunga, prova a reagire ma lo fa in maniera confusa, senza lucidità. Le occasioni arrivano, ma sono isolate: Maggiore trova la risposta di Bleve, Rao viene fermato sul più bello. Troppo poco per riaprire una partita che, con il passare dei minuti, scivola via.
Il raddoppio firmato da Abiuso e il tris di Bouah sono la naturale conseguenza di una squadra che, una volta colpita, non riesce più a restare dentro la partita. E anche quando, all’88’, Marvin Cuni trova la via del gol, l’arbitro annulla per un tocco di mano: un episodio che non avrebbe cambiato nulla, se non rendere meno amaro il passivo.
È proprio questa la sensazione più pesante che resta: il Bari è sembrato impotente. Lontano da quella squadra viva, combattiva, capace di crederci fino alla fine che si era vista nelle ultime settimane. È riapparsa invece la versione fragile, timorosa, che appena va sotto si sfalda.
Dopo la sconfitta contro il Frosinone si poteva anche parlare di un passo falso contro una squadra più forte. Questa, invece, è una battuta d’arresto diversa. Più profonda, più difficile da digerire, perché arriva contro un’avversaria diretta e nel momento in cui serviva una risposta.
Il percorso costruito da Longo non è cancellato, ma viene messo in discussione nella sua solidità. Perché se è vero che il Bari ha dimostrato di potersela giocare, è altrettanto evidente che resta una squadra estremamente vulnerabile, capace di passare nel giro di pochi giorni dalla speranza alla paura. Adesso il tempo per riflettere è poco. Serve una reazione immediata, prima ancora mentale che tecnica. Perché in questo momento non è solo la classifica a preoccupare, ma l’incapacità di trovare continuità. E nella lotta salvezza, è proprio questa la qualità che fa la differenza tra chi si salva e chi resta intrappolato fino alla fine.
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