C'è un momento in cui una stagione può cambiare direzione. Per Karlo Butic, quel momento potrebbe essere arrivato a Sorrento. Un controllo, una giocata in profondità, la freddezza davanti al portiere e poi la rete. Un gol da centravanti vero, arrivato all'85' di una partita che il Bari rischiava di vedersi sfuggire di mano dopo aver subito il pareggio. Il croato ha scelto il momento migliore per lasciare il segno: 1-2 alla capolista, tre punti pesantissimi e firma personale sulla vittoria più importante dell'avvio di stagione.

Butic non aveva bisogno di una doppietta o di una serie di gol per presentarsi alla piazza. Gli serviva uno squillo. Uno di quelli che fanno rumore. E quello contro il Sorrento ha avuto un volume particolarmente alto, perché è arrivato contro la squadra che aveva vinto tutte le precedenti partite e soprattutto quando la partita sembrava incanalata verso un pareggio che avrebbe lasciato più di qualche rimpianto.

Il croato, invece, ha aspettato il suo momento. Prima aveva anche trovato la via della rete, ma il gol gli era stato cancellato per fuorigioco dopo appena tre minuti. Un antipasto di quello che sarebbe arrivato più avanti. All'85', però, nessuno ha potuto togliergli niente: Darboe ha fatto tutto il lavoro sporco, si è infilato nella difesa del Sorrento e ha apparecchiato la tavola; Butic ha controllato a seguire e ha colpito. Palla in rete e Bari di nuovo avanti.

È anche il modo in cui ha segnato a raccontare qualcosa del giocatore. Butic non è soltanto presenza fisica, ma sa attaccare la profondità, leggere la giocata e soprattutto rimanere dentro la partita anche quando il pallone arriva poco. A Sorrento ha avuto pazienza e alla fine è stato ripagato.

E adesso, inevitabilmente, l'attacco sembra essere diventato casa sua. Non soltanto perché è arrivato il secondo gol in campionato, ma perché il croato sta dando l'impressione di poter rappresentare quel riferimento offensivo che il Bari cercava. In una squadra costruita per tornare immediatamente in Serie B, avere un centravanti capace di trasformare una delle poche occasioni decisive in gol può diventare un dettaglio tutt'altro che secondario.

Poi c'è il personaggio. Perché Butic non passa esattamente inosservato. Il baffo, il volto da attore di un poliziesco italiano anni Ottanta, quell'aria un po' esotica che sembra uscita da una pellicola ambientata tra Adriatico e Balcani: il croato ha un look che, in un calcio sempre più standardizzato, gli regala una riconoscibilità tutta sua. Sembra quasi arrivato dal set sbagliato e finito per caso in Serie C. Ma quando il pallone gli arriva tra i piedi, il copione è quello giusto.

A Sorrento ha scritto una pagina importante, con quel graffio arrivato quando serviva. Non è ancora tempo di incoronazioni, ma è certamente tempo di prendere nota. Perché se Butic continuerà a crescere insieme al Bari, quel baffo potrebbe diventare uno dei simboli di una stagione nella quale i biancorossi vogliono soltanto una cosa: lasciare la Serie C alle proprie spalle.

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 21 settembre 2026 alle 10:00
Autore: Antonio Testini
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