Doveva essere uno dei riferimenti offensivi del Bari, l’uomo in grado di garantire esperienza, peso specifico e gol nei momenti chiave. Invece, la stagione di Christian Gytkjaer ha preso tutt’altra piega. Arrivato in estate a parametro zero con credenziali importanti e un curriculum di tutto livello costruito tra Monza e Venezia, l’attaccante danese non è mai riuscito a ritagliarsi un ruolo centrale nel progetto biancorosso, finendo progressivamente ai margini.

Il ritorno di Longo in panchina non ha invertito la tendenza, anzi. Se nella prima parte della stagione quantomeno si era visto, nelle ultime settimane lo spazio per il classe 1990 si è ridotto al minimo: appena una manciata di minuti nelle gare più recenti, segnale evidente di come le gerarchie offensive si siano ormai consolidate altrove. Dall’arrivo del tecnico piemontese, Gytkjaer ha visto il campo con il contagocce, partendo titolare solo in un’occasione e accumulando un minutaggio complessivo estremamente limitato.

Le scelte dell’allenatore sono ben chiare. Moncini si è guadagnato fiducia e continuità grazie a prestazioni più incisive, mentre anche soluzioni meno produttive sotto porta sono state talvolta preferite al danese. Una situazione che sorprende, soprattutto considerando le aspettative iniziali e l’investimento fatto dalla società, anche in termini economici: Gytkjaer figura infatti tra gli ingaggi più rilevanti della rosa.

Il bilancio stagionale, fermo a poche reti, per l’esattezza 3, non basta a giustificare un rilancio immediato. Eppure, nel momento più delicato del campionato, quando il Bari è chiamato a giocarsi la permanenza in categoria, ogni risorsa potrebbe diventare preziosa. Ad oggi ciò che rimane è il rammarico per un giocatore offensivo che, almeno sulla carta, prometteva ben altro. La domanda comunque rimane aperta: c’è ancora spazio per un colpo di coda del “Vichingo”, oppure il suo percorso in biancorosso è già segnato?

Sezione: In Primo Piano / Data: Sab 28 marzo 2026 alle 13:00
Autore: Martina Michea
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