Lo abbiamo visto a Empoli, a Pescara, l'ultima volta nel secondo tempo contro la Carrarese, e chissà quante altre volte nelle ultime tre stagioni: ci sono momenti precisi in cui il Bari va in eclissi totale, la luce si spegne e il buio inghiotte ogni cosa. Il Bari smette di abitare il campo e si trasforma in una comparsa muta che aspetta solo il colpo di grazia degli avversari: il crollo del secondo tempo contro la Carrarese è la prova di un’incapacità cronica di restare dentro la gara con la testa e con il cuore. Le gambe restano negli spogliatoi e la volontà evapora in un silenzio assordante: questa squadra soffre di un'assenza di anima che umilia la passione di chi ancora trova la forza di sedersi sui gradoni del San Nicola.

​Vedere undici professionisti vagare nel vuoto senza una reazione o un fallo di frustrazione è un'immagine desolante: l'interruttore si spegne senza preavviso e la difesa diventa un colabrodo mentre l'attacco sparisce dai radar dei portieri avversari. La pazienza della piazza si è ormai polverizzata davanti a queste prestazioni vergognose che nessuno ha più voglia di giustificare con la retorica della crescita tattica. Il problema risiede nelle viscere di un gruppo che non ha la forza di reagire alle sberle: manca la rabbia agonistica necessaria per non farsi calpestare da chiunque si presenti dinanzi con un briciolo di organizzazione e di fame.

​Il Bari deve smettere di fuggire dalle proprie responsabilità e guardare in faccia una classifica che oggi fa paura: ogni minuto di assenza dal campo è un chiodo sulla bara di una stagione che sta scivolando verso il disastro totale: serve gente capace di sbranare l'erba invece di spettatori passivi del proprio naufragio. La fiducia è un credito esaurito: la città chiede solo di vedere una squadra che sappia restare viva e presente fino al fischio finale, senza queste eclissi imbarazzanti che sanno di resa incondizionata.

Sezione: Copertina / Data: Sab 28 marzo 2026 alle 11:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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