Moncini, quanto pesa quel numero otto. E quanto pesa, soprattutto, la sterilità offensiva di un Bari che anche contro il Monza ha confermato il suo limite più evidente: costruire, ma concretizzare troppo poco. La sconfitta riapre una ferita mai davvero rimarginata lungo tutta la stagione. I biancorossi continuano a produrre gioco senza riuscire a trasformarlo in gol, e il dato di uno degli attacchi meno prolifici del campionato non è più solo una statistica, ma un fattore che incide direttamente nella corsa salvezza.

Al centro del discorso c’è inevitabilmente Moncini. Otto reti fin qui, un bottino che lascia spazio a rimpianti considerando il potenziale dell’attaccante. La sua stagione racconta di un avvio brillante - cinque gol nelle prime nove giornate - seguito da un lungo periodo di digiuno durato undici partite. Con l’arrivo di Longo, però, sono arrivati segnali di ripresa: quattro reti e due assist che tengono ancora viva la possibilità di raggiungere la doppia cifra nelle ultime quattro gare. Un traguardo che, per un centravanti del suo calibro, appare quasi naturale, ma che oggi assume un valore ben più pesante, perché legato a doppio filo al destino del Bari.

Se Moncini vive di alti e bassi, chi invece rappresenta una delle note più positive è Rao. Sei gol e due assist per il giovane attaccante, cresciuto soprattutto nella gestione Longo fino a diventare un punto fermo. Personalità, qualità e una capacità sempre più evidente di incidere nei momenti chiave: il suo finale di stagione potrebbe persino portarlo ad affiancare - o superare - Moncini nel tabellino marcatori.

Il problema, però, resta profondamente collettivo. Gytkjaer, arrivato in estate con il compito di guidare l’attacco, ha reso ben al di sotto delle aspettative: tre gol e un digiuno che dura da novembre sono numeri che pesano. Nemmeno Cuni, arrivato a gennaio, è riuscito a cambiare l’inerzia: nove presenze senza reti, con l’unico acuto rappresentato da un gol annullato contro la Carrarese e un assist contro il Modena. Stesso copione per Piscopo, fermo a un solo centro stagionale.

Ora non c’è più margine. Le ultime quattro partite saranno come finali, e i biancorossi non possono più permettersi di lasciare per strada occasioni e punti. La salvezza passerà inevitabilmente dalla capacità di fare gol: servirà un cambio di passo netto e collettivo. Perché, in questo momento della stagione, l’efficacia sotto porta non è solo un dettaglio tecnico, ma la linea sottile che separa la permanenza dalla retrocessione.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 12 aprile 2026 alle 17:30
Autore: Martina Michea
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