E' quasi passata una settimana dal termine di una delle stagioni peggiori dell'ultracentenaria storia del Bari. Un'annata molto più che disastrosa e che ha oramai i connotati del fallimento su tutti i livelli. Una conseguenza forse quasi inevitabile di una gestione sportiva e non solo assolutamente lontana dalla normalità di una compagine calcistica. Ci sono momenti in cui quando si ha la percezione del pericolo si agisce per salvare il salvabile, provando, quanto meno, a portare la barca in porto, prendendosi cura della propria creatura sino all'ultimo. Cosi non è stato. L'abbandono che la città e la tifoseria barese hanno percepito quest'anno da parte dell'attuale proprietà del club biancorosso è stata molto più forte e sentita rispetto alle ultime stagioni. Piano piano il distacco è stato totale, la mal sopportazione di questa proprietà sempre più evidente. Basta leggere i social, passeggiare per le strade della città e sentire le parole dei cittadini e dei tifosi. Bari non ne può più. Impossibile trovare oggi un singolo abitante di questo territorio che sia dalla parte di questa società.
La deflagrazione finale si è avuta un secondo dopo il termine della gara di venerdi scorso contro il Sudtirol. Da quel momento sono succese tante cose. Come se fosse scoppiato tutto. Attacchi reciproci a colpi di missive, dichiarazioni di sfida, l'impressione evidente di una spaccatura conclamata tra città e proprietà certificata anche a livello istituzionale. La levata di scudi è arrivata sempre più massiccia da tutte le componenti della città. Persone comuni, mondo della comunicazione, politica, istituzioni, uomini dello spettacolo, della cultura. Una sorta di voce univoca contro una proprietà oramai mal digerita da una piazza che pretende rispetto e considerazione.
Lo scontro è in atto. Ogni giorno c'è una presa di posizione da tutte le parti. Intanto, c'è un futuro tutto da scrivere, da comprendere e da decifrare. C'è una tifoseria e un territorio intero che attendono novità, che qualcosa si muova concretamente. C'è un ballo tanto del futuro sportivo di questa città. C'è in palio la credibilità e la forza di tanti soggetti che vivono in questo contesto. C'è l'orgoglio di una città intera da difendere e da proteggere e che troppo spesso è stato messo in secondo piano, non considerato. Ci sono momenti in cui un territorio, nelle fasi più delicate, si compatta e si unisce. Cosi come fu nel 2014, la "meravigliosa stagione fallimentare", dove tutto il popolo biancorosso si unì in quella famosa sfida play off contro il Latina con una società fallita e un futuro incerto. Come fu in quell'estate del 2018, dove il fallimento di Giancaspro fece sì che tutta la città si unisse in un corpo unico, in uno spirito comune quasi senza precedenti e che portò in poco tempo ad un pallone che continuò, in ogni caso, a rotolare.
Questa, quindi, la speranza. L'auspicio, cioè, che Bari torni a quello spirito unico, a quel senso di appartenenza, a quell'unione di intenti che possa davvero permettere una nuova Epifania del calcio a tinte biancorosse e, magari, chissà, con sorprese e novità all'orizzonte nonchè con l'augurio, finalmente, di rivivere una stabilità vera e un futuro più radioso.
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