Bombara (Città di Messina) a TuttoBari: "Al San Nicola servirà calma"

Ventura, l'esordio in A e il Brienza ritrovato...
06.11.2018 14:00 di Gianluca Sasso  articolo letto 10875 volte
Domenico Bombara
Domenico Bombara

L'esordio in serie A, la lenta discesa, due anni senza calcio, poi altrettante promozioni e la fascia di capitano al braccio; non è stata certo priva di colpi di scena la carriera di Domenico Bombara, perno difensivo del Città di Messina. Con i cugini del Messina ha esordito nella massima serie: era il 14 maggio 2006, quando Giampiero Ventura lo schierò titolare nel derby contro il Palermo. Tra i rosanero non era disponibile Brienza, che Bombara potrà incontrare oltre dodici anni dopo. "Mi ritrovai Santana - ricorda il calciatore -. Il pensiero non mi fece dormire la notte precedente (sorride, ndr). Adesso sono più maturo anch’io, cercherò di limitare Brienza quando graviterà dalle mie parti".

Ma c'è ancora un legame ancora più profondo con Bari.

"Sì, per esempio ho un rapporto speciale con Alessandro Parisi. Quando giocavo in C2, venni anche al San Nicola per vederlo durante una partita del Bari guidato da Ventura. Poi, a Bari, ci ho già giocato nel 2007, pareggiammo 1-1".

Hai vissuto momenti lontano dal mondo del pallone. Cosa hai fatto?

"Ho costruito un percorso parallelo al calcio. Non ho trovato molte soluzioni sono finito in Inghilterra a lavorare in un’agenzia immobiliare. Conoscevo poco o nulla, quel periodo mi ha fatto crescere tantissimo. Una volta rientrato in Sicilia, ho ripreso a giocare e mi sono ritrovato a vincere due campionati con il Città di Messina"

Dopo i ricordi, il presente. Finalmente è arrivato il primo successo in campionato contro il Rotonda.

"Ci voleva proprio, era determinante vincere per dare continuità alle buone prestazioni delle ultime settimane".

L'avvio non è stato dei migliori. Come mai?

"Le prestazioni non erano da buttare, la squadra accusava un calo fisico nei secondi tempi. Non dev’essere un alibi ma allenavamo in settimana su un campo in erba sintetica e poi ci ritrovavamo a giocare sull'erba naturale. Cambia davvero tutto, era impossibile reggere per tutti i novanta minuti".

Il pregio e il difetto del Città di Messina?

"Lo spirito del gruppo: è una base forte su cui possiamo costruire qualcosa d’importante. Quando la stagione inizia male, il gruppo rischia di sfaldarsi: questo non è avvenuto. Pecchiamo in esperienza: non siamo ancora bravi nella gestione dei momenti della gara. La qualità non ci manca ma il peso della categoria non è stato ancora interamente assimilato".

È un bel problema quando devi affrontare il Bari.

"Sì, serviranno calma e intelligenza. Con presunzione non andiamo da nessuna parte e rischiamo la figuraccia. Per i giovani deve essere un piacere arrivare a giocare in uno stadio simile, potrebbe non capitare mai più in carriera".

Obiettivo salvezza?

"Sì. Ora cerchiamo di fare più punti possibili. Da gennaio partirà un altro campionatoe le squadre si rinforzeranno. Speriamo di strappare qualche punticino nei big match contro Bari e Messina".

I vostri cugini non se la passano bene.

"Messina una piazza esigente. La presenza del Bari ha tagliato le gambe alle speranze di promozione. Poi, i pochi risultati e i tanti cambiamenti non portano tranquillità all’ambiente".

Quale squadra affrontata ti ha impressionato di più?

"Ne dico due: Nocerina e Palmese. Non mi aspettavo di vedere i rossoneri così in alto. La Palmese sta stupendo, con loro abbiamo giocato all’esordio. Molti si lamentarono perché non riuscimmo a batterli. Non c’è riuscito ancora nessuno, non può essere un caso dopo otto giornate".