Tanto rammarico, ma nessun rimpianto. Due giorni fa si è conclusa mestamente l'esperienza di Andrea Camplone sulla panchina del Bari. Mesi intensi, a tratti esaltanti, ma soprattutto difficili. L'ex allenatore dei galletti, intervistato dal nostro Gianluca Sasso, si è confidato così ai microfoni di TuttoBari.com facendo il punto su ciò che è stata la sua avventura in Puglia.
Buonasera mister. Il suo è stato un addio silenzioso. Qual è il suo pensiero su questa esperienza, ha qualche rimpianto?
"La mia è stata un'esperienza importante in una piazza importante. Mi sono trovato benissimo con la gente, con i tifosi, con la società. Non ho rimpianti, anche perché c'è poco da rimproverarsi. L'unico rammarico è che non siamo riusciti a raggiungere il nostro obiettivo e salire in serie A. Credo che la squadra abbia disputato un buon campionato, è normale che ci sia tanto rammarico per come sia finita. Non meritavamo sicuramente di uscire al primo turno. Il calcio purtroppo ti riserva anche queste cose".
Lei non ha mai nascosto la volontà di restare a Bari. Forse anche il cambio societario ha influito su questo divorzio?
"Guardi io ho sempre dichiarato di voler rimanere a Bari. Avrei voluto partire dall'inizio, cercando di allestire una squadra molto più giovane, e vedere se tutti quanti noi potessimo ambire a qualcosa di diverso. Un conto è subentrare e trovare una squadra già fatta, un conto è ripartire e costruirla dalle fondamenta. Purtroppo c'è stato questo cambio societario, che ha modificato una buona parte dell'organigramma. Lo stesso Zamfir credo stia per essere accantonato. Peccato! Volevo riniziare a lavorare in una piazza così bella. I tifosi mi hanno dato tanto, ma io purtroppo non sono riuscito a dare loro le soddisfazioni che meritano".
A gennaio sono arrivati con lei in Puglia diversi giocatori: a parte Dezi, gli altri hanno deluso le aspettative. Cosa non ha funzionato?
"Noi avremmo voluto fare un altro tipo di mercato. In un certo senso, ce l'aspettavamo. Sono venuti a mancare degli obiettivi che avevamo messo in lista. Quindi abbiamo optato per altri profili. Ricordiamoci che è andato via un certo Sabelli. Nella seconda parte del campionato abbiamo giocato con terzini adattati. Qualcosa evidentemente è venuta a mancare. A gennaio non è facile fare mercato, e da noi è arrivata gente che non aveva praticamente giocato nella prima parte di stagione. C'è voluto un mese e mezzo per rimetterli in sesto. Ormai è andata così, è inutile recriminare".
Proprio sulla questione dei terzini, lei aveva chiesto giocatori di spinta...
"Si ma quelli che ho avuto a disposizione non hanno comunque sfigurato. Donkor ha fatto la sua parte, Gemiti ha dato quello che poteva. Avevo chiesto solo di ringiovanire un po' la squadra. Ci sarebbero servite forze fresche per lo sprint finale, cosa che non è stata possibile. Negli ultimi minuti di mercato sono saltate alcune pedine importanti: uno era Gilberto della Fiorentina, l'altro Emerson della Roma. Era tutto fatto. Per il terzino viola c'era una norma Figc che ne vietava l'utilizzo nella serie cadetta mentre a Roma alcuni infortuni hanno spinto Spalletti a non privarsi di determinati giocatori. Situazioni che ci hanno spiazzato e siamo andati su altre vie".
Mister, a bocce ferme non crede che la querelle tra Paparesta e Giancaspro a suon di comunicati durante gli ultimi mesi decisivi del campionato abbia potuto condizionare la tranquillità della squadra?
"Ma non credo sia questo il motivo della nostra sconfitta. Non possiamo arrampicarci sugli specchi. La squadra era esperta e consapevole della situazione, la società non ci ha mai fatto mancare nulla, c'è sempre stata vicino. I miei giocatori erano abbastanza maturi per superare queste vicissitudini. Tutto questo non ha assolutamente influito sul nostro finale di campionato. Abbiamo sbagliato completamente l'ultima decisiva partita col Novara, anche se poi siamo stati bravi e tenaci nel riprenderla. Uscire in quel modo ha fatto davvero male".
In questa breve ma intensa esperienza ha avuto modo di conoscere Dato' Noordin Ahmad. Che idea si è fatto sul personaggio, ad un certo punto sparito dai radar?
"Purtroppo io se non tocco con mano (ride, ndr), non credo a niente. Ne avevo parlato anche con Paparesta: 'Presidente ma è tutto vero?' Ero un po' scettico, io sono un tipo molto realista, e certe operazioni bisogna farle subito e dimostrarle con i fatti. Quando ho visto che Noordin temporeggiava, lo scetticismo si è trasformato in certezza. Ma non sta a me giudicare quanto successo negli ultimi mesi in società. Evidentemente avrà avuto le sue buone ragioni rinunciando a prendere il Bari. Mi è sembrato tutto molto strano anche perché Bari è una piazza che merita ben altri palcoscenici. Chi vuole investire sul Bari, deve investire bene perché c'è un bacino d'utenza davvero incredibile e l'ha dimostrato".
E adesso? Cosa si augura Andrea Camplone per il proprio futuro?
"Ad oggi non c'è niente. Il calcio purtroppo è anche questo. Fai i playoff e non trovi squadra, retrocedi e vieni chiamato. Non c'è una legge, una logica. Quindi sto alla finestra e aspetto che qualcuno si ricordi di me. Negli ultimi quattro anni ho fatto tre playoff e ho vinto un campionato: credo si tratti di uno score importante per un allenatore. Purtroppo ogni anno mi tocca ripartire in panchina e trovare squadra solo a metà campionato".
Mister, per finire un pensiero per Paparesta ricoverato giovedì sera per un malore? Un episodio che ricorda un po' anche il suo...
"Certo. L'ho chiamato. Era in ospedale e mi ha rassicurato che sta bene. Ho sempre avuto un buon rapporto con lui e continuerò a mantenerlo intatto. L'amicizia che mi lega al presidente va oltre il lavoro".
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