Qualcuno ci spieghi perché Mattia Esposito non sia un titolare fisso e inamovibile in questo Bari. C'è un cortocircuito concettuale e tattico che continua a serpeggiare attorno alle scelte di formazione dei biancorossi: la gestione di Esposito, costretto ancora a sgomitare per trovare un minutaggio continuo e una maglia da titolare garantita. Risulta semplicemente incomprensibile come un profilo dotato di una qualità tecnica superiore, capace di accendere la manovra con strappi improvvisi, dribbling, intuizioni verticali e una visione di gioco fuori dal comune, debba finire spesso nel tritacarne delle rotazioni o essere considerato un'arma da spendere soltanto a gara in corso: in una squadra che fa ancora fatica a trovare ritmo, imprevedibilità e concretezza negli ultimi trenta metri, rinunciare dal primo minuto a un talento del genere equivale a un autogol tattico difficile da giustificare.

Il caso del fantasista biancorosso trascende tuttavia i confini della Puglia e finisce per spalancare una finestra su un male endemico che affligge l'intero movimento nazionale: la paura atavica di lanciare i giovani e la totale incapacità di valorizzarli. Se persino in un torneo spietato e muscolare come la Serie C, teoricamente considerata la palestra ideale per fare esperienza e maturare, un ragazzo dalla classe cristallina incontra difficoltà enormi a ritagliarsi un ruolo di primo piano, significa che il sistema calcio italiano resta ancorato a logiche conservative ormai obsolete: si preferisce quasi sempre l'usato sicuro, il mestierante d'esperienza o il tatticismo esasperato all'esuberanza e al coraggio di chi possiede il talento naturale per spaccare le partite.

La gestione di questo patrimonio tecnico deve cambiare marcia prima che la diffidenza finisca per depotenziarne il percorso di crescita: il Bari ha tra le mani una risorsa preziosissima e ha il dovere di metterla al centro del progetto senza riserve o paure. Puntare con decisione su Esposito significa offrire qualità pura alla squadra, ma soprattutto lanciare un segnale forte a tutto l'ambiente: le categorie si vincono anche e soprattutto con il coraggio di scommettere su chi sa fare la differenza con il pallone tra i piedi.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 23 settembre 2026 alle 19:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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