Col cuore diviso a metà. Angelo Terracenere, ex centrocampista che a cavallo tra gli anni '80 e '90 ha fatto le fortune di Bari (dal 1985 al 1993) e Pescara (dal 1993 al 1999), in esclusiva ai nostri microfoni, analizza il momento di entrambe le squadre, senza dimenticare i suoi curiosi trascorsi abruzzesi proprio con l'attuale tecnico dei galletti Davide Nicola.
Venerdi si affronteranno all'Adriatico Pescara e Bari, una gara che molto può dire sulle ambizione di entrambe le squadre. Come giudichi sin qui il loro campionato?
"Parliamo di due squadre che sono partite con presupposti rosei, sulla carta avrebbero dovuto dire la loro in questo campionato. Il Pescara si è ripreso, ma il Bari nonostante la vittoria col Varese non mi ha entusiasmato dal punto di vista del gioco. I biancorossi soffrono in casa e non riescono ad imporre il proprio gioco. In trasferta invece si gioca meglio rispetto agli abruzzesi in casa".
Entrambe le squadre hanno avuto un'importanza significativa nella tua carriera. Quali sono i tuoi ricordi più belli?
"A Pescara ho sfiorato la promozione in A con Delio Rossi (1996/97, ndr) e Gigi De Canio (1998/99, ndr). Ricordo ancora come una volta a bloccarci all'Adriatico fu proprio il Bari di Fascetti, una squadra che di li a poco avrebbe compiuto una rimonta pazzesca. Finimmo sesti. Il Pescara mi ha fatto crescere come calciatore e come uomo, cosi come anche il Bari, anche se poi ad un certo punto si decise di mandar via me e Giovanni Loseto (anche lui a Pescara, ndr). In Abruzzo fu la mia rinascita. Sapete che in quegli anni giocava in squadra con me proprio Davide Nicola?".
Ci racconti allora...
"In campo era un duro, un tipo grintoso. Aveva già da allora la stoffa dell'allenatore, parlava troppo (ride, ndr). Parliamo di un ragazzo intelligente, qui a Bari ha capito subito come fosse meglio passare dal 3-4-3 al 4-3-3 considerando i giocatori a disposizione".
Qualche rimpianto legato alla sua esperienza barese? Lei si ritrovò in biancorosso in uno dei periodi più floridi del club.
"Ho vinto una Mitropa Cup, un campionato di Serie B e ci siamo salvati in A per due anni di fila. L'unico rimpianto è legato al fatto che la famiglia Matarrese, una volta appese la scarpe al chiodo, non ha mai pensato di chiamarmi neppure per allenare il settore giovanile. Eppure da calciatore per restare a Bari ho rifiutato offerte da Roma e Fiorentina. Ho sognato l'Europa con la maglia biancorossa, ma poi l'ho rifiutata anche in seguito ad altre proposte importanti".
Un pronostico sulla partita di venerdi?
"Pescara e Bari come ho già detto sono i miei due amori principali, calcisticamente parlando. Io spero in un pareggio. So che non serve a nessuna delle due un risultato simile, e che soprattutto tra le due tifoserie non corre buon sangue. Se il Bari comunque dovesse vincere a Pescara, per me va ai playoff. Ma non sarà facile".
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