Ho sbagliato, ma non ho ucciso nessuno. Persone importanti mi hanno fatto la morale, dipingendomi come il diavolo. Non ero un santo, ma neppure il diavolo. Adesso parlo. E qualcosa da dire c’è. A partire dall’autogol nel derby con il Lecce: non l’ho fatto apposta”. Sono le parole sommesse di Andrea Masiello, ex difensore del Bari dal 2008 al 2011, in merito alla vicenda Last Bet che ha cambiato radicalmente sia la sua carriera da professionista che la sua vita. I tifosi del Galletto, scottati da vicende inverosimili da ormai troppo tempo, non perdoneranno mai la condotta antisportiva del laterale difensivo accusato di associazione a delinquere per aver manipolato 5 partite del campionato di serie A tra il 2010 e il 2011 (Bari-Genoa 3-0, 2 maggio 2010; Udinese-Bari 3-3, 9 maggio 2010; Cesena-Bari 1-0, 17 aprile 2011; Bologna-Bari 0-4, 22 maggio 2011; e Bari-Lecce 0-2, 15 maggio 2011, ndr).

In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Masiello che, poi verrà iscritto nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e per questo arrestato, in seguito alle confessioni di due soci scommettitori Fabio Giacobbe e Giovanni Carella, torna a parlare sulle pagine del quotidiano milanese del famoso autogol pro-Lecce, un episodio che secondo l’accusa ha fruttato nelle tasche del difensore viareggino la somma di 300mila euro. Il difensore però non ci sta: “I soldi avuti per comprare il derby? Non li ho presi. Certo, ho assecondato Giacobbe e Carella (arrestati con lui, ndr). Mi dicevano “ci sistemiamo”. Carellaaveva contattato quelli del Lecce facendogli credere che potevano comprare la sfida. In estate siamo andati da loro: ho detto che l’autogol era vero”. Un scena “strana” che vede lo stesso Masiello inciampare e deviare nella porta biancorossa un tiro dell’attaccante leccese Jeda destinato a spegnersi sul fondo. La gara, come tutti ricordano, dal sapore particolare per il seppur già retrocesso Bari, consentirà ai salentini di restare nella massima serie. Un incubo sportivo per i baresi e per lo “sfortunato” Masiello che ricorda: “Appunto, un vero disastro. Ma secondo lei uno che vuol fare un autogol fa questo cinema? Chi ha giocato anche in Terza categoria sa che è impossibile. Se volevo far male alla mia squadra c’erano altri modi. Rivedetevi la gara: nel primo tempo salvo un gol con una rovesciata. Quel derby l’ho giocato sul serio. Le cazzate le ho fatte prima e dopo”.

Masiello è un vero fiume in piena e chiacchierando con i cronisti della Gazzetta descrive a tutto tondo l’ambiente che respirava a Bari, le dinamiche che lo hanno spinto a scegliere la via del gioco: “E’ accaduto a Bari: - confessa l’ex galletto - c’è un ambiente particolare. Gioco e scommesse sono una malattia. Hanno ragione i magistrati, moltissimi calciatori scommettono. A Bari la prima volta dico “no”. C’era da dare la vittoria al Treviso, mi faccio squalificare. Passa un anno, siamo già promossi. Dobbiamo andare a Salerno: i tifosi ci chiedono di perdere, poi arriva la proposta dei soldi, la squadra accetta. Settemila euro per rovinarsi la vita”. Ma il peggio, sempre secondo Masiello, si verifica nella primavera 2011, quando il Bari di Ventura fa mestamente il suo ritorno in cadetteria: “Sì, da marzo in poi è stata una processione. Prima Bellavista e i tifosi al campo, poi Iacovelli che mi presenta Gegic, l’offerta di Guberti per far vincere la Samp, i soldi portati da Ilievski per perdere a Palermo. Sono crollato, non capivo nulla. Eravamo allo sbando, abbiamo avvisato la società. Niente, non ci hanno portato in ritiro, lontano da quel macello . Certo, potevo denunciare. Non ho avuto il coraggio. Ho sbagliato, pensavo finisse lì. Ed è giusto che paghi. Mi sono fatto il carcere, i domiciliari. Ho collaborato, pagandone le conseguenze. Ho patteggiato 22 mesi e dato 7 mila euro per rifare un campetto”.

Ora, il desiderio di Masiello è tornare a vivere e di farlo giocando: “Tornare in campo. Non voglio togliermi questa speranza. Ho l’età e le motivazioni per recuperare il tempo perduto: credo di poter giocare di nuovo in A”. Il difensore viareggino vuole dimenticare l’orribile faccenda che lo ha screditato davanti agli occhi di famiglia, parenti, amici e tifosi. E’ proprio su questi ultimi che il calciatore 27enne si sofferma: “Adesso il minimo che posso fare è chiedere scusa a tutti i tifosi, iniziando da quelli del Bari e dell’Atalanta”.

Sezione: Gli ex / Data: Lun 10 giugno 2013 alle 11:00
Autore: Fabio Mangini / Twitter: @fabiomangini27
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