Nel calcio esistono sconfitte che pesano più dei tre punti lasciati sul campo. Non soltanto perché fanno male alla classifica, ma perché mettono a nudo le contraddizioni di un progetto, alimentano i dubbi e costringono una società a guardarsi allo specchio. Il 3-0 incassato dalla Salernitana a Picerno appartiene a questa categoria. Una caduta fragorosa, maturata contro una squadra che arrivava da tre sconfitte consecutive e che aveva appena cambiato allenatore. Eppure, al Donato Curcio, la differenza non l'ha fatta il blasone, né il peso della maglia: l'ha fatta la fame di chi aveva qualcosa da dimostrare.

Il Picerno si è preso la partita con la concretezza di chi non poteva più permettersi di aspettare. Al 33' Gemignani ha sbloccato il risultato, poi Rillo, all'8' della ripresa, ha raddoppiato, prima che Pugliese chiudesse i conti al 90'. Tre gol, tre colpi che hanno raccontato una squadra capace di ritrovare entusiasmo proprio quando sembrava aver smarrito la strada. Per Guido Di Deo, chiamato a raccogliere l'eredità di Claudio De Luca, non poteva esserci esordio migliore: una vittoria che restituisce ossigeno e dimostra quanto, in Serie C, le gerarchie possano essere riscritte quando una squadra riesce a ritrovare convinzione e organizzazione. 

Dall'altra parte, invece, la Salernitana si è ritrovata davanti allo specchio peggiore. Quattordici punti in undici giornate, dodici lunghezze di distanza dal Potenza capolista e una prestazione che ha lasciato poco spazio alle interpretazioni. La sconfitta è arrivata dopo il pareggio interno con la Scafatese, in una settimana nella quale la posizione di Serse Cosmi era già finita sotto osservazione. La società aveva scelto di concedergli un'altra possibilità, ma la risposta del campo è stata la più dura possibile. Il giorno successivo è arrivata la decisione di interrompere il rapporto con il tecnico umbro. 

E qui la cronaca lascia spazio alla riflessione. Perché la Salernitana non è una squadra qualsiasi per questa categoria, e proprio per questo le aspettative diventano un peso quando i risultati non arrivano. Il nome, la storia e l'ambizione non garantiscono automaticamente la vittoria: possono diventare una risorsa, ma anche un macigno quando la squadra non riesce a trasformarli in prestazioni. Il Girone C non fa sconti a nessuno e non si lascia impressionare dalle credenziali. Chi scende in campo deve guadagnarsi tutto, ogni domenica, anche contro avversari che sulla carta sembrano avere meno da offrire.

Cosmi, dal canto suo, paga un avvio al di sotto delle attese dopo aver chiuso la scorsa stagione al terzo posto e aver guidato i granata fino alla semifinale playoff. La conferma estiva aveva rappresentato una scelta di continuità, nella speranza di dare stabilità a un progetto che puntava a tornare protagonista. Ma la continuità, nel calcio, non può essere un assegno in bianco: quando il rendimento non è all'altezza degli obiettivi, la fiducia si consuma e la panchina torna a essere il luogo in cui si concentrano tutte le responsabilità. Resta da capire se il problema fosse davvero soltanto l'allenatore o se il cambio tecnico servirà soprattutto a coprire, almeno nell'immediato, difficoltà più profonde. 

La lezione, però, non riguarda soltanto Salerno. Il Picerno ha dimostrato che anche una squadra in difficoltà può rialzarsi, purché ritrovi una direzione e la capacità di crederci. La Salernitana, invece, dovrà dimostrare che l'esonero non è soltanto una reazione alla rabbia del momento, ma il primo passo verso una ricostruzione concreta. Cambiare guida può dare una scossa, ma non risolve automaticamente i problemi: sono i giocatori, prima ancora del nuovo allenatore, a dover restituire un senso alle ambizioni della società.

Nel Girone C, intanto, la vetta resta lontana per i granata e il tempo delle attese sembra finito. La classifica non conosce il passato, non assegna punti per il prestigio e non concede sconti a chi vive di aspettative. Il Picerno ha ritrovato una vittoria che vale molto più dei tre punti; la Salernitana ha perso una partita e il proprio allenatore. Adesso entrambe sono chiamate a ripartire, ma con prospettive diverse: i lucani cercano di trasformare una serata felice in un nuovo inizio, i campani devono capire come evitare che una stagione nata con ambizioni importanti si trasformi in una lunga rincorsa a sé stessi.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 28 ottobre 2026 alle 20:00
Autore: Antonio Testini
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