C'è un modo migliore di altri per tornare nel calcio professionistico: farlo senza chiedere permesso a nessuno. Il Barletta lo ha scelto, probabilmente senza nemmeno rendersene conto, trasformando la prima domenica di campionato in un piccolo manifesto di ciò che vuole essere. Il ritorno in Serie C, atteso per anni, è iniziato con un 3-3 sul campo della Casertana che racconta molto più di quanto dica il risultato.

Perché ci sono pareggi che sanno di occasione persa e altri che, invece, valgono quasi come una vittoria. Quello del Barletta appartiene alla seconda categoria. Non tanto per il punto conquistato, quanto per il modo in cui è arrivato. Perché quando dopo appena ventidue minuti sei sotto di due gol, il campionato professionistico rischia di presentarti immediatamente il conto. E la tentazione, per una squadra appena tornata tra i professionisti, potrebbe essere quella di lasciarsi travolgere dal momento, dal campo, dall'avversario e persino dalla propria emozione. Il Barletta, invece, ha scelto un'altra strada.

Pezzella e Manconi avevano già scavato un solco importante, mettendo la partita sui binari della Casertana. Ventidue minuti appena e per i biancorossi sembrava già di essere davanti alla prima lezione, forse la più dura: in Serie C non basta esserci, bisogna essere pronti a soffrire. E il Barletta ha sofferto. Ma non si è arreso.

Nel finale del primo tempo è arrivato Alexis Ferrante, a riaccendere una luce che sembrava essersi spenta troppo presto. Un gol che non valeva soltanto il 2-1, ma restituiva alla squadra di Paci la possibilità di credere ancora nella partita. Poi il secondo tempo, la rincorsa, la fatica e quella sensazione che il pareggio potesse finalmente arrivare. Fino all'80', quando ancora Ferrante ha trovato la porta, completando la rimonta e riportando tutto in equilibrio. Sembrava il lieto fine perfetto.

Ma il calcio, soprattutto quello che si gioca nei gironi meridionali della Serie C, raramente concede finali semplici. All'85' è stato ancora Manconi a riportare avanti la Casertana. Un colpo che avrebbe potuto spezzare definitivamente le gambe a una squadra che aveva già speso tantissimo per rimettere in piedi una partita apparentemente compromessa.

E invece no. Perché il Barletta di Paci ha qualcosa che non si compra e non si insegna in una settimana: la capacità di restare dentro la partita. È una caratteristica che i biancorossi avevano già mostrato lungo tutta la scorsa stagione, quando la loro forza era stata anche quella di non considerare mai una partita chiusa prima del fischio finale. Così, quando il cronometro correva verso il termine e il ritorno in Serie C sembrava destinato a cominciare con una sconfitta, è comparso Mateus Castro. Il suo gol ha rimesso tutto in equilibrio e ha consegnato al Barletta un punto che ha il sapore di una promessa. Una promessa fatta a una piazza che aspettava da tempo questo momento.

Perché il ritorno al professionismo non è soltanto una questione di categoria. È il ritorno di un'identità dentro un calcio che per il Barletta è casa, storia, memoria. E allora quel 3-3 assume un significato particolare: il Barletta è tornato, e lo ha fatto a modo suo. Prendendo tre gol, segnandone tre, cadendo e rialzandosi. Senza mai smettere di combattere.

È soltanto la prima giornata, naturalmente. Sarebbe folle trasformare novanta minuti in una sentenza sul campionato che verrà. Ma gli esordi, qualche volta, hanno il potere di raccontare qualcosa di una squadra. E quello del Barletta racconta una formazione che non sembra avere alcuna intenzione di vivere la Serie C da comparsa.

La strada sarà lunga, le difficoltà arriveranno e il livello sarà inevitabilmente diverso rispetto a quello affrontato lo scorso anno. Ma se il ritorno tra i professionisti doveva avere un'immagine, forse non poteva esserci fotografia migliore di quei minuti finali a Caserta: una squadra che sembrava finita, e che invece ha trovato ancora la forza per rialzarsi.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 26 agosto 2026 alle 09:30
Autore: Antonio Testini
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