Ci hanno tolto qualcosa e nemmeno ce ne siamo accorti. Pensaci. Da ragazzi il Bari era il Bari. Si andava allo stadio col padre, si litigava al bar, si soffriva insieme. Quella maglia era nostra. Ieri al San Nicola ha giocato una squadra che porta il nostro nome, ma le decisioni si prendono altrove. Noi non contiamo niente. Ci tengono lì, buoni, ad applaudire e intanto siamo diventati la seconda squadra di qualcun altro. Non è più nostra. Diciamocelo.

E se non ce lo diciamo adesso, finiamo come Messina, come la Reggina, come Catania. Città con più storia di tanti che stanno in Serie A, sparite nel giro di qualche anno. Nessuno le ha salvate. Ma noi a Bari abbiamo sempre avuto qualcosa in più. Non i soldi: la testa dura. E quella non ce la può comprare nessuno.

In città c'è già una squadra che è nostra davvero. Si chiama Ideale Bari. La possiedono i tifosi, uno per uno. Le decisioni le prendono in assemblea, tutti insieme. Nessun padrone, nessuno che arriva da fuori e decide della nostra passione. E attenzione, perché qui c'è la cosa che in pochi sanno: il Bari nasce nel 1928 dalla fusione tra l'Ideale e il Liberty. Non è una squadra inventata ieri per dispetto. È una delle due radici da cui è nato tutto. Chi dice che è un tradimento non conosce la storia della propria città.

Tifare Ideale non vuol dire smettere di essere baresi. Vuol dire ricominciare a esserlo per davvero. Sono partiti dal basso e stanno salendo. Ogni anno un pezzo di strada in più. E ogni persona che si avvicina è un mattone. Non serve essere ricchi. Serve esserci. Andare al campo la domenica. Portarci un amico. Metterci dentro la stessa passione che abbiamo sprecato per anni ad applaudire gente che ci rideva in faccia. Il Bari dei nostri padri non torna comprandolo. Torna rifacendolo. E stavolta lo facciamo noi.

Gigi Valerio

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Sezione: Lettera del Tifoso / Data: Lun 17 agosto 2026 alle 15:00
Autore: Redazione TuttoBari
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